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L’Orto di Nemo: il basilico che si coltiva in biosfere sottomarine con tecnica idroponica

Claudia Costa

L’Orto di Nemo è un progetto lanciato nel 2012 e promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef, azienda con base in California e Genova che produce apparecchiature subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo. Uno dei partner scientifici è l’Università di Pisa che ha impiegato il suo team di ricercatori per valutare la risposta delle piante a condizioni di vita particolari come quelle in fondo al mare.

“Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari – ha detto la professoressa Luisa Pistelli del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa – il nostro lavoro è stato quello di valutare la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali da tre punti di vista, fisiologico, chimico e morfologico”.

Il basilico è più verde, aromatico e ricco di sostanze antiossidanti

Il basilico studiato è stato coltivato in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i 6 e i 10 metri di profondità di fronte a Noli, al largo delle coste liguri. Serre sottomarine dove possono crescere, su mensole posizionate all’interno, dalle 65 alle 95 piantine. Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche che non inquinano e non danneggiano il mare, ed autosostenibili. Si alimentano con energia rinnovabile e per quanto riguarda l’irrigazione utilizzano l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante.


Dalla analisi è emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere sottomarine è più ricco di sostanze antiossidanti (polifenoli) e di pigmenti fotosintetici (clorofille e carotenoidi) per catturare meglio la minor luce che riceve e anche di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma. Dal punto di vista dell’aspetto non sono emerse differenze morfologiche al microscopio a scansione.

 

Lo sfruttamento della tecnica idroponica

Le sfere sottomarine si rivelano quindi serre ottimali per la crescita delle piante, in particolare utilizzando la tecnica idroponica: temperature costanti ed elevata umidità. Come spiega il presidente di Ocean Reef Sergio Gamberini, le caratteristiche fondamentali delle biosfere sono “Per prima cosa la temperatura interna costante, visto che in mare gli sbalzi termici sono minimi tra il giorno e la notte. La seconda è che, durante il giorno, l’aria contenuta aumenta di qualche grado. Questo fa sì che l’acqua marina a contatto con la biosfera evapori e condensi sulle pareti di plastica, formando di fatto acqua dolce”. Un sistema molto efficiente, in particolare in zone desertiche dove c’è escursione termica elevata e scarsità d’acqua dolce.

Le analisi sul basilico sono state condotte nei laboratori dei Dipartimenti di Farmacia e Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali, Università di Pisa. Oltre a Luisa Pistelli fanno parte del gruppo di lavoro dell’Ateneo pisano Guido Flamini, Roberta Ascrizzi, Laura Pistelli. Nell’intero progetto rientrano anche Claudia Giuliani del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università di Milano, Claudio Cervelli e Barbara Ruffoni del CREA-Unità di ricerca per la floricoltura e le specie ornamentali (FSO) e infine Elisabetta Princi, Sergio Gamberini, Luca Gamberini, Gianni Fontanesi della Mestel Safety (Ocean Reef Group) di Genova che hanno ideato, costruito e gestito le serre subacquee.

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