Digital farming

xFarm: sostenibilità e innovazione di filiera nel segno di semplicità e integrazione

Le risposte del digital farming alle grandi sfide che uniscono imprese agricole e food company. Giovanni Causapruno, AgriFood Business Unit Manager di xFarm Technologies, ripercorre i temi che più incidono sulla competitività del settore agrifood e che saranno al centro dell’Agri Data Green Summit del prossimo 11 ottobre con le esperienze di tante aziende, e i risultati raggiunti in termini di gestione delle risorse, di sostenibilità, di qualità della produzione e di capacità di mettere a disposizione delle filiere fonti preziose di dati [...]
Giovanni Causapruno, AgriFood Business Unit Manager di xFarm Technologies
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Sostenibilità, integrazione, semplicità. Se si devono identificare tre grandi priorità che più di altre stanno oggi influenzando il rapporto tra innovazione digitale e mondo agroalimentare, queste sono ben rappresentate dalla crescente domanda di sostenibilità dei prodotti e dei sistemi di produzione (con un uno sguardo attento alla gestione delle risorse e alla riduzione degli sprechi), dalla capacità di integrare le sempre più numerose fonti di dati attive nelle imprese agricole e dalla necessità di semplificare il rapporto tra tutti gli attori della filiera, a partire dagli agricoltori, con gli strumenti del digitale.

Per Giovanni Causapruno, AgriFood Business Unit Manager di xFarm Technologies, questi tre temi sono anche i punti di riferimento di una trasformazione basata sul digital farming che sta permettendo alle imprese agricole e alle filiere di rispondere in modo più preciso ed efficace alle sfide del mercato. “Certamente – esordisce – rileviamo che gli obiettivi legati alla sostenibilità stanno influenzando in modo profondo le decisioni delle food company, sia in Italia sia all’estero. Le aziende hanno la necessità di rispondere – precisa – alle richieste dei consumatori da una parte e del mondo della finanza dall’altro che chiedono dati e certificazioni in merito all’impronta carbonica, al rilevamento delle emissioni, al rispetto della biodiversità, ai tanti parametri che qualificano la qualità di un prodotto e l’impegno in termini di sustainability di un’azienda”.

 

 

Davanti a organizzazioni che si pongono l’obiettivo di mettere a disposizione dei consumatori informazioni precise e attendibili sull’impatto ambientale dei prodotti –ad esempio, sulle emissioni di un pacco di pasta che ci troviamo ad acquistare in un supermercato – si è attivato un percorso di innovazione che sta chiedendo a tutti gli attori che partecipano a ciascuna filiera di lavorare sui processi di produzione e sui dati. Un impegno che si colloca nel processo di trasformazione strategica di aziende che hanno assunto l’impegno di diventare delle net-zero company entro un arco temporale che ruota, in tanti casi, intorno all’orizzonte 2030.

 

Dati al servizio della sostenibilità e del green procurement

Per molte realtà del settore primario questo significa una evoluzione nel rapporto di filiera basato su logiche di green procurement. I dipartimenti responsabili degli acquisti delle food company portano la loro attenzione su tutti i parametri che qualificano la sostenibilità di un prodotto e che in larga misura sono determinati dalla capacità dei singoli fornitori di materie prime di gestire questa trasformazione e di comunicarla in modo corretto attraverso dati affidabili e certificabili.

Ed è per questo che assume ancora più valore e più importanza il digital farming, come fattore abilitante per portare alle food company i dati necessari per “prendere le decisioni” più appropriate e per gestire una trasformazione green che, come appare evidente, non può essere solo una trasformazione aziendale, ma è a tutti gli effetti una trasformazione di filiera, che coinvolge tutti gli attori.

“Il procurement – precisa Causapruno – è diventato molto più demanding proprio per gestire queste sfide, e si registra una evoluzione nella quantità e qualità di dati che concorrono al rapporto di filiera. Inoltre, le informazioni sulla sostenibilità ambientale sono importanti nelle decisioni di scelta dei consumatori, ma lo sono anche i dati che parlano della responsabilità sociale delle imprese, del loro rapporto con i lavoratori e con i territori in cui operano. La risposta per le imprese agricole – prosegue – arriva dal digital farming, dalla capacità di disporre di quella precisione necessaria per gestire in modo veramente sostenibile tutte le risorse, riducendo al massimo qualsiasi forma di spreco e consegnando nello stesso tempo ai propri partner i dati necessari per certificare in modo affidabile questo percorso di trasformazione, e il contributo di tutti alla road to net zero”.

La sostenibilità e i dati relativi all’utilizzo delle risorse hanno anche un altro valore in termini di risposta alle grandi e diverse crisi che si stanno sovrapponendo: quella energetica ad esempio, alla quale il mondo agricolo può contribuire riducendo tutti i consumi per unità produttiva; quella delle materie prime poiché i dati possono consegnare al mondo della produzione maggiori certezze sulle forniture; e quella della sicurezza e qualità alimentare, perché anche in questo caso la maggior precisione sulla tipologia e sulle modalità di utilizzo di input (fertilizzanti, fitofarmaci ecc.) permette di agire sulla qualità finale dei prodotti.

 

Una sostenibilità ambientale “integrata” con la sostenibilità economica

 

Causapruno sottolinea che sugli obiettivi di sostenibilità legati agli Scope 1 e 2 le food company sono in larga misura già attive e agiscono su leve fondamentalmente dirette. Quella dello Scope 3 è la sfida più complessa, perché si raggiunge al di fuori del perimetro aziendale, in molti casi costituisce la quota più rilevante in termini di impatto e infine, perché impone lo sviluppo di nuove forme di collaborazione a livello di filiera.

Non va poi dimenticato che la risposta del digital farming al tema della sicurezza alimentare va messo direttamente in relazione con un altro tema che ha assunto un ruolo centrale nei rapporti di filiera: “La tracciabilità – osserva Causapruno – è un altro fattore abilitante fondamentale. Per comprenderne la valenza, dobbiamo ricordare che la sostenibilità ambientale e sociale e la sostenibilità economica vanno di pari passo. Siamo davanti a due valori inscindibili e la capacità di garantire la tracciabilità completa dei prodotti ha un impatto economico che è e sarà sempre più determinante”. Il confronto corre al passato, anche recente, quando la sostenibilità era vissuta come una sorta di trade-off rispetto a un beneficio economico, adesso c’è un beneficio “superiore” per tutta la filiera che comprende ovviamente i vantaggi economici, ma unitamente a quelli ambientali, qualitativi, reputazionali.

Causapruno cita l’esempio di un progetto realizzato da xFarm con un grande brand nel settore della produzione di caffè che ha permesso di unire obiettivi di qualità del prodotto con la riduzione nell’utilizzo di acqua e di input fitosanitari. Appare evidente che, anche in ragione della maggiore consapevolezza rispetto al valore dell’acqua e dei costi che hanno raggiunto gli input per l’agricoltura, l’obiettivo di sostenibilità porta benefici importantissimi anche sul conto economico.

 

Appuntamento all’Agri Data Green Summit

 

Sul “come” Causapruno tiene innanzitutto a ricordare l’appuntamento del prossimo 11 ottobre con Agri Data Green Summit (QUI per maggiori informazioni e per iscriversi gratuitamente), l’evento organizzato da xFarm che permette di “toccare con mano” come il digital farming stia già trasformando aziende e filiere nel segno della sostenibilità e dei risultati di business. Un evento che mette al centro testimonianze concrete di imprese del mondo agroalimentare, di imprenditori del primario, attori ed esperti dell’innovazione. “Si può fare”: è questo il messaggio dell’Agri Data Green Summit che origina dalla vocazione alla concretezza e all’innovazione di xFarm.

Nasciamo dalle aziende agricole – spiega Causapruno – con una serie di innovazioni digitali che arrivano per rispondere alle tante necessità che incidono sulla capacità delle imprese di generare valore e di rispondere alle richieste del mercato: dalla tracciabilità delle attività in campo, alla raccolta e analisi dei dati, ai sistemi di supporto alle decisioni, alla capacità di integrazione tra diversi sistemi di produzione e diverse fonti di dati”.

L’obiettivo, ma sarebbe più corretto parlare di missione, per xFarm è nella conoscenza, nella capacità di unire la straordinaria competenza di “dominio” che rappresenta un valore assoluto di ogni agricoltore e che gli permette di conoscere criticità e potenzialità del suo territorio, con le possibilità offerte dal digitale in termini di precisione nel rapporto tra evoluzione della produzione e territorio, e nella gestione sempre più delicata delle tante variabili che incidono sulla capacità produttiva, sulla sostenibilità e sul rapporto con tutti gli altri attori della filiera.

“Abbiamo voluto indagare le principali esigenze degli agricoltori in termini di rapporto con il digitale – aggiunge – e abbiamo coinvolto qualche migliaio di imprenditori nell’ambito di una ricerca dalla quale è emerso che la sfida principale è oggi quella della sostenibilità e il digital farming può fare la differenza soprattutto nel momento in cui garantisce una vera integrazione a livello di dati e nel momento in cui riesce a coinvolgere il maggior numero di aziende lavorando sulla semplicità”.

Ed è proprio qui che si colloca il modello xFarm: “La semplicità è una qualità determinante nel momento in cui si vuole indirizzare una trasformazione su larga scala. Solo uno strumento semplice si può realmente estendere e può superare le naturali resistenze che si presentano davanti a ogni tipo di innovazione. Nello stesso tempo, la soluzione deve essere in grado di valorizzare le tante fonti di dati che popolano il mondo agricolo. L’integrazione con i mezzi agricoli, con i trattori ad esempio, che già forniscono dati non si deve limitare ad aumentare la conoscenza in tempo reale, ma deve essere sfruttata per sollevare l’agricoltore da attività di data entry e permettergli di concentrare l’attenzione sui risultati che l’analisi dei dati mette a disposizione, in qualsiasi momento e con la massima facilità. Si deve poter sfruttare al massimo la capacità di generare dati da parte di qualsiasi sistema di lavorazione e si deve poter sfruttare il dato per diverse finalità, in funzione delle risposte che è necessario mettere a disposizione del mercato”.

 

Mobile, user experience e accessibilità al servizio degli agricoltori

 

L’impronta carbonica, solo per fare un esempio, arriva grazie a una analisi nella quale rientrano dati relativi all’utilizzo di input, di energia, di irrigazione ecc. Integrare diverse fonti dati in modo automatico è un altro nodo cruciale per rispondere al bisogno di semplificazione e per unire sostenibilità e competitività. E in merito al “come” Causapruno sottolinea che la risposta convincente arriva solo dal mobile. “xFarm è una applicazione mobile first che permette di accedere a tutte le funzioni da smartphone ed è frutto di una fortissima focalizzazione sulla user interface: tutto deve disponibile con cinque clic al massimo”.

Semplicità è anche un messaggio forte che xFarm vuole portare in occasione di Agri Data Green Summit a fronte di una trasformazione digitale che, nel caso del mondo agroalimentare dimostra ogni giorno di poter generare nuovo valore. “L’agrifood – conclude Causapruno – è costituito da filiere con caratteristiche molto specifiche che hanno un impatto a loro volta specifico dal punto di vista economico. Sempre di più il valore di queste filiere è determinato dalla precisione del livello di conoscenza di tutto ciò che avviene all’interno della filiera unitamente al presidio delle variabili esterne che impattano sulla filiera stessa”.

Gli effetti dei cambiamenti climatici non solo stanno penalizzando la capacità produttiva in tante circostanze, ma stanno influenzando la stessa vocazione produttiva di determinati territori, la loro predisposizione e la loro capacità di rispondere alle richieste delle imprese. Per le food company la capacità di disporre di dati che permettano di prevedere la capacità produttiva diventa un fattore che va messo in relazione con le scelte produttive e con la competitività, così come anche la necessità di modificare gli interventi a livello di input cambia l’impronta carbonica dei prodotti stessi.

Un aspetto, quello del rapporto con i dati che per xFarm va di pari passo con la capacità di coinvolgimento degli agricoltori ed è per questo che l’azienda pone i temi dell’innovazione in stretta relazione con i temi della formazione e della preparazione del mondo dell’agricoltura, per gestire al meglio i processi di digitalizzazione, per non subirli ma per viverli, anche grazie a eventi come Agri data Green Summit in chiave di confronto e di sviluppo.

Iscriviti subito – gratuitamente – all’Agri Data Green Summit di xFarm del prossimo 11 ottobre

 

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