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Agricoltura 4.0: il precision farming per salvaguardare l’ambiente e aumentare la produttività

Claudia Costa

Secondo la recente indagine condotta della School of Management del Politecnico di Milano e dal Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia (per una sintesi dettagliata dei risultati emersi consultate questo sito), il 55% di 1.467 aziende agricole intervistate dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione e il raccolto (e di queste, il 45% lo fa da oltre cinque anni). Solo il 30% degli imprenditori “innovativi” ha meno di 40 anni: l’età, quindi, non sembra influire in modo significativo sull’adozione di soluzioni 4.0, a differenza dell’estensione dei terreni e dei settori produttivi di riferimento. La riduzione dei costi di esercizio e l’aumento di qualità e produzioni sono i driver che portano la maggior parte delle aziende ad innovare, mentre la raccolta e gestione del dato per l’ottimizzazione dei processi di filiera è ancora poco considerata dagli agricoltori.

“Eppure i dati sono il vero petrolio. La loro raccolta, raffinazione e sfruttamento rappresenterà una enorme fonte di ricchezza per gli agricoltori e la filiera in generale”, ha spiegato Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood durante l’evento di presentazione dei risultati della Ricerca 2018.

Uno tra i primi ad aver introdotto i principi dell’agricoltura 4.0 è stato Nino Chiò, risicoltore novarese, titolare e conduttore dell’azienda Riso Preciso insieme alla moglie Paola e ai figli Giovanni, Alessandro e Giacomo.

L’esperienza legata all’implementazione del precision farming è stata raccontata nell’articolo pubblicato da Zerouno Agricoltura 4.0, il percorso verso la digitalizzazione di Riso Preciso.

Il progetto è stato sviluppato dall’Azienda agricola Paola Battioli di San Pietro Mosezzo (No), registrata alla Camera di commercio di Novara già nel 1850 come attiva nella coltivazione di prati e cereali e nell’allevamento di mucche da latte e specializzatasi poi nella risicoltura a partire dal 1970: 140 sono oggi gli ettari di risaia, più altri 30 coltivati a mais, grano e soia a rotazione, a seconda delle necessità.

L’esperienza di Riso Preciso

Nel corso del convegno Il digitale scende in campo, ma la partita è di filiera! presso l’Università degli Studi di Brescia, Nino Chiò ha descritto la storia di Riso Preciso: dalla guida automatizzata e georeferenziata applicata alle macchine agricole; per passare a monitor e sensori applicati alla mietitrebbia per la mappatura digitale delle aree più o meno fertili e programmare di conseguenza la concimazione; per concludere con analisi differenziate dei terreni individuando con precisione le cause di tali discontinuità.

L’analisi costante dei dati di produzione e della serie storica ha consentito all’azienda di calibrare e perfezionare gli input produttivi in base alle esigenze, aumentando alcuni fertilizzanti e riducendo altri elementi, come i concimi organici e il potassio. E se da un lato è aumentata la produttività dei terreni; dall’altra sono diminuiti i costi di produzione; si è ridotto l’impatto ambientale, grazie alla minore sovrapposizione degli erbicidi e dei fertilizzanti e all’uso più efficiente dei macchinari.

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