Agritech, startup ed export: ecco il futuro dell’agroalimentare - Agrifood.Tech
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Agritech, startup ed export: ecco il futuro dell’agroalimentare

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Antonello Salerno

Il futuro dell’agroalimentare è racchiuso in tre direttrici-chiave: lo sviluppo dell’agritech, un numero sempre più alto di startup che dedica attenzione a questo settore e un potenziale ancora tutto da esprimere nell’export. Ma per cogliere l’opportunità che viene dall’agrifood, che può diventare in prospettiva un volano di crescita per il Paese,  sono necessari formazione continua e sempre più  conoscenze specifiche, per far fronte a un profondo periodo di trasformazione e innovazione, testimoniato dallo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione e agricoltura di precisione, dai nuovi processi produttivi e di distribuzione e da una crescente attenzione alla tracciabilità del prodotto e della filiera produttiva.

Per consentire ai propri clienti di cogliere le potenzialità del settore e ci comprendere i trend in atto Unicredit organizza Agritalk, evento che mette a confronto i protagonisti del settore per illustrare le principali trasformazioni che stanno rivoluzionando il business dell’agrifood e i suoi processi. Unicredit infatti tra le aziende fino a 5 milioni di fatturato, conta oltre 34 mila imprese clienti in agricoltura, ed eroga credito per quasi 2 miliardi  di euro, la maggior parte a supporto  degli  investimenti a medio lungo termine.

L’Agritalk è stato anche l’occasione per presentare “UniCredit per l’Agricoltura“, il nuovo modello di servizio della rete commerciale italiana, e i prodotti UniCredit a supporto del settore: dai servizi dedicati, all’impiego di gestori specializzati, oltre 140 a livello nazionale,  dalle analisi specifiche delle filiere alimentari alle attività di formazione e promozione che rispondono alle istanze che emergono dai territori sui quali la banca è impegnata ogni giorno.

Agritalk rientra nel più ampio alveo degli UniCredit Talk, un nuovo concept educational lanciato dalla Banca nel 2016: il format prevede conversazioni tra esperti e imprenditori con l’obiettivo di formare e informare le imprese  sulle sfide strategiche e le tendenze che stanno rivoluzionando i loro business.

All’ultima edizione dell’evento ha preso parte Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood School of Management Politecnico di Milano, che ha illustrato come l’innovazione aggiunga valore alla tradizione agricola italiana con l’avvento delle nuove tecnologie (l’agricoltura di precisione, le nuove tecniche di coltivazione il vertical farming, i Big Data). “L’Italia guarda alla qualità, e la qualità si può raggiungere con l’innovazione, e nello specifico con l’innovazione digitale – afferma Renga – quello che sta succedendo è l’introduzione del concetto di Ineternet anche nel mondo agricolo, dove tutti quesit macchinati estremamente estremamente precisi trasferiscono informazioni in maniera mirata, fino ai procesis di trasformazione, in quello che noi chiamiamo internet of farming”.

“Grazie al passaporto digitale dei prodotti il consumatore può vedere da qualunque parte del mondo come avviene la produzione – afferma Francesco Marandino, founder e Ceo di Penelope spa – Così un prodotto anonimo all’interno di un supermercato non lo sarà più, grazie al fatto che riusciamo a costruire insieme alla storia del prodotto tutto ciò che rappresenta il suo passaporto digitale. Questo viaggerà nel mondo prima del mio prodotto fisico, come ambasciatore del prodotto italiano di un territorio di qualità”. La tracciabilità e la digitalizzazione dell’intera supply chain “from field to fork”, secondo Marandino, rappresentino un supporto alla valorizzazione dell’eccellenza dei prodotti Made in Italy.

Costantino Vaia, direttore generale del Consorzio casalasco del pomodoro, ha illustrato in che modo si stia declinando l’innovazione di filiera nel consorzio e quali siano strategie adottate per introdurre il cambiamento tecnologico all’interno dei propri processi, nell’aggregazione e nelle politiche della filiera: “Uno degli elementi distintivi della nostra cooperativa è il fatto che noi crediamo fermamente che l’agricoltore debba essere evoluto da punto di vista tecnologico – afferma Vaia – Bisogna pensare con lo sguardo rivolto in avanti. Seve per creare una filiera forte e che sappia stare sul mercato”.

 

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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