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Sicurezza alimentare: normative per ridurre la contaminazione del cibo

Claudia Costa

In Europa nell’arco del 2018, oltre ventitré milioni di persone, quarantaquattro ogni minuto, si sono ammalate a causa di cibo contaminato da batteri, virus, parassiti e sostanze chimiche. Una situazione che impatta non solo sulle persone colpite, bensì anche sull’economia e sull’ambiente. Sono questi i dati del report “The burden of foodborne diseases in the WHO European Region“, illustrato lo scorso 7 giugno in occasione della giornata mondiale della sicurezza alimentare, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Sempre nello stesso anno, secondo la relazione pubblicata dal Ministero della Salute, sono pervenute centotrentotto segnalazioni riguardanti i MOCA (Materiali e Oggetti destinati a venire a Contatto con gli Alimenti), testimoniando una crescita rispetto all’anno precedente. Cinquanta hanno riguardato ammine aromatiche e formaldeide; trentaquattro metalli pesanti, come nichel, cromo, piombo cadmio; ventidue per contaminazione industriale e tre dovute ad alterazioni causate da frodi. I prodotti MOCA risultati irregolari provenivano per la maggior parte dalla Cina.

Massima attenzione alla contaminazione del cibo

I cambiamenti nello stile e nei consumi alimentari, la globalizzazione delle filiere, la richiesta di sicurezza in ambito alimentare, relativa oltre che al prodotto stesso anche al packaging e a tutti quei materiali con i quali i cibi vengono in contatto, hanno reso la sicurezza alimentare un aspetto complesso ed articolato per tutti i protagonisti della filiera “dal campo alla tavola”.

Il Gruppo TÜV Italia è un ente di certificazione, ispezione, testing, collaudi e formazione, che assiste produttori, distributori, imprese di catering e venditori che operano nel food, nella cosmesi e nel settore del benessere della persona, ottimizzando i livelli di sicurezza e qualità lungo tutta la catena di fornitura, eseguendo audit e ispezioni sul processo produttivo e di distribuzione in ogni loro fase.

Come affrontare i rischi di contaminazione del cibo

Come dichiarato dall’OMS, il cibo può essere contaminato da sostanze chimiche e quindi costituire un rischio per la salute a causa della migrazione dai materiali con i quali viene a contatto nel processo produttivo, in quello di trasporto e distributivo o in quello di consumo.

Questi materiali, definiti MOCA, sono parte integrante della filiera e includono prodotti di imballaggio come carte, cartoni, pellicole e plastiche; contenitori come pentole e scatole; utensili e stoviglie; componenti utilizzati nelle attrezzature per le lavorazioni alimentari come macchine per il caffè o presenti negli impianti di produzione.

Il trasferimento di componenti che possono contaminare i prodotti alimentari è legato ad una serie di fattori che dipendono dalla natura e dalla composizione dei materiali e delle sostanze con i quali i MOCA sono prodotti, dalla natura e composizione dei cibi, dalla superficie di contatto, dal tempo e dalla temperatura di contatto tra essi ed il cibo.

Contaminazione: come gestire l’interazione tra cibo e materiali

“La disciplina sui MOCA si basa sul principio che non esiste la migrazione zero, vi è sempre un’interazione fra l’alimento ed i materiali con cui esso viene a contatto” afferma Michela Gallo, Food Contact Service Line Manager presso i laboratori pH “L’articolo 3 del Regolamento 1935 indica che i materiali e gli oggetti non devono trasferire ai prodotti alimentari componenti in quantità tale da costituire un pericolo per la salute umana, comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o causare un deterioramento delle loro caratteristiche organolettiche. Questo, implicitamente, ammette il trasferimento di sostanze che non vadano a compromettere le caratteristiche di sicurezza e salubrità dell’alimento.”

Il caposaldo europeo in ambito alimentare è il Regolamento UE 178/2002, mentre specificatamente per i MOCA, i Regolamenti fondamentali sono il Reg. UE 1935/2004 (quadro) ed il successivo 2023/2006 sulle Buone Pratiche di Fabbricazione (GMP). Le basi su cui si poggiano i regolamenti sono l’armonizzazione normativa, la valutazione del rischio da parte dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), la responsabilità dell’operatore alimentare e la rintracciabilità.

Con tro i rischi di contaminazione del cibo con normative e packaging

In Italia è il Ministero della Salute che lavora a fianco delle autorità comunitarie nella gestione a livello nazionale anche per l’allerta rapida comunitaria RASFF (Rapid Alert System For Food & Feed): a seguito di segnalazioni, avviene un controllo ufficiale e una volta identificato un rischio per la salute correlato ad un prodotto, si attiva il sistema rapido di allerta, che prevede la procedura di ritiro dal mercato o di richiamo nel caso di rischio grave.

Oltre ad un’ampia gamma di test chimici e prestazionali, eseguiti dai laboratori pH appartenenti al Gruppo TÜV Italia, le aziende vengono supportate dai tecnici anche nella parte di gestione documentale, sia come controllo di dichiarazioni in ingresso, sia nella stesura della Dichiarazione di Conformità che accompagnerà i materiali. Errori o inesattezze delle Dichiarazioni di Conformità, oltre a costituire potenzialmente una violazione, possono portare a rallentamenti o blocchi nello sdoganamento dei beni.

 

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Immagine fornite da Shutterstock

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