La Insta Factory di Mutti è una Smart Factory per l’agrifood 4.0

Un vero e proprio progetto di Smart Factory quello sviluppato da Mutti per la sua Insta Factory da cui nasce la "Passata sul campo". Ne parla Giorgio Lecchi, direttore industriale della società [...]
Smart Factory Mutti
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Un vero e proprio progetto di Industria 4.0 “sul campo”.
Letteralmente.
Una smart factory per l’agrifood 4.0.
Così si può definire il progetto Insta Factory, o “Passata sul campo”, sviluppato da Mutti e arrivato a una prima fase di completamento nel corso dell’estate.
Ci spiega Giorgio Lecchi, Direttore Industriale della società: “Stiamo parlando di qualcosa che per i consumatori italiani rappresenta il prodotto principale quando si parla di pomodoro: la passata. Semplicemente ci siamo chiesti come potevamo migliorare ulteriormente la qualità dei nostri prodotti”.
Mutti lo ha fatto nella consapevolezza di essere un’azienda di marca che è passata dal 2004 a oggi da 40 a 350 milioni di euro di fatturato.
“E lo abbiamo fatto puntando sulla crescita del nostro marchio e della nostra capacità produttiva. Siamo ossessionati dalla volontà di fare sempre meglio il nostro lavoro, che poi è quello di dare il prodotto migliore possibile i nostri consumatori”.
Tutto questa nella consapevolezza che la passata di pomodoro sia in fondo un prodotto banale.
“In realtà non è vero che una passata sia uguale all’altra. I prodotti non sono tutti uguali e la differenza nasce principalmente dalla materia prima, ovvero dalla capacità di selezionare la migliore materia prima, e poi dai processi di produzione, vale a dire dalla capacità di trattare la materia prima senza rovinarla, per far sì che il prodotto finale sia migliore di quello degli altri”.
Lecchi sottolinea come sia importante il fatto che Mutti sia e resti un’azienda familiare e che gli aiuti esterni siano stati cercati soprattutto per capire come migliorare e ampliare le strategie sui mercati esteri.
“È un’azienda che vuole essere riconosciuta per la qualità, criterio sul quale è particolarmente severa e non è disposta a nessun tipo di saving che possa comprometterla”.

Mutti: l’innovazione alla ricerca della qualità

E il progetto di cui parliamo nasce proprio da questa “ossessione”:
“A un certo punto ci siamo domandati se, oltre a migliorare i processi interni, ci fosse qualcosa da fare anche all’esterno, magari qualcosa a cui nessuno aveva ancora pensato”.
In effetti, è stata la riflessione, nel momento in cui il frutto viene staccato dalla pianta inizia il processo di degradazione.
Si può fare qualcosa per accorciare il processo di degradazione?
“Ed è da qui che è partita l’idea, che si inserisce nel quadro di un processo più ampio di innovazione di cui rappresenta il primo step. Obiettivo: produrre non una passata di pomodoro, ma una bottiglia di champagne con una passata fatta nel campo”.
Si parla dunque di trasformare in prodotto premium qualcosa che nell’immaginario e nella realtà rappresenta di fatto una commodity
Il via libera al progetto viene dato nell’estate del 2019 e la vera e propria partenza può essere datata a ottobre dello stesso anno.
Trattandosi di un prodotto stagionale, fino al mese di ottobre l’azienda è impegnata nella lavorazione del raccolto, e da quel momento ha esattamente otto mesi di tempo per essere pronta per la successiva produzione.

Per la Smart Factory di Mutti si è partiti dalle persone

“Il primo passaggio è stato quello di dare vita a un gruppo di lavoro completamente nuovo, costituito di giovani capaci di lasciarsi alle spalle l’organizzazione tradizionale del lavoro. Ho deciso di puntare sui giovani, giovani ingegneri o di altre estrazioni, persone senza pregiudizio rispetto alla novità. A questo team ho poi affiancato una startup con sede a Milano. Anche in questo caso una realtà con una vocazione all’innovazione ma che non sapeva nulla di pomodoro e dunque ideale per combinarsi con le nostre competenze”.
Sono stati otto mesi di duro lavoro, nei quali ha avuto anche un suo peso l’emergenza COVID-19, non tanto lato Mutti, che in quanto azienda alimentare poteva continuare ad operare, quanto dalla parte dei fornitori che ci stavano sviluppando gli impianti.
“Alla fine siamo riusciti ad attivare due dei tre impianti che avevamo in programma, ma è stato comunque un risultato eccellente”.
A settembre gli impianti sono stati smantellati e sono stati riportati in azienda in attesa della fase due del progetto che prenderà vita il prossimo anno.

Insta Factory Mutti: il progetto in sintesi

Concretamente, Mutti ha realizzato due impianti di pomodoro direttamente sui campi nei quali il pomodoro stesso è coltivato.
“Abbiamo coinvolto gli agricoltori, e in particolare i campioni tra quelli che normalmente conferiscono il pomodoro a Mutti. Siamo andati a incontrarli e dopo la diffidenza iniziale si sono appassionati. Ma è una cosa di cui io non dubitavo, perché il tema è il senso d’appartenenza. L’unicità della bottiglia. Perché mentre Mutti, che fa pure un prodotto di alta qualità, è comunque costretta a standardizzare mescolando prodotti che vengono da tante aziende agricole, qui si parla di una azienda agricola e di un campo. Si parla di filiera e tracciabilità”.
Mutti, di fatto, ha scelto tra i supercampioni, per produrre bottiglie di salsa di altissima qualità, di chiara origine territoriale. “Esattamente come succede con le bottiglie di vino, di cui si cerca la cantina e il produttore specifico”.
A livello produttivo le differenze sono evidenti.
Se in media dalla raccolta alla trasformazione passano dalle 6 alle 8 ore prima che il pomodoro diventi passata, con questo processo si parla di produzione in tempo reale.
Il pomodoro viene raccolto, il trattore lo conferisce all’impianto sul campo e nel giro di 20 minuti si arriva al prodotto finito. È un impianto che nasce per lavorare circa 5 tonnellate di materia prima all’ora e che è in grado di operare 24 ore su 24 per parecchi giorni.

Prima sfida: il rapporto in scala

“È chiaro che il fattore dimensionale ha il suo peso: nello stabilimento centrale il prodotto ha un tempo di attraversamento di 2-3 ore. È un valore importante perché in questo lasso di tempo il prodotto subisce trattamenti termici. Su una scala più piccola questi aspetti si minimizzano”.
In questa prima fase del processo di innovazione di Mutti, dunque, è stato replicato un impianto industriale su scala più piccola.
“Non è una questione da poco, perché non tutti gli elementi sono facilmente scalabili. Dal lavaggio alla sterilizzazione, all’evaporazione, non è stato facile trovare chi accettasse la sfida e progettasse con noi una macchina completamente nuova che riproducesse in scala notevolmente più piccola lo stabilimento centrale”.
L’altra sfida, prosegue Lecchi, è stata farlo funzionare in un campo.
“Far funzionare uno stabilimento in campo significa che non hai la spina per la corrente, non hai una centrale termica che produce vapore. E noi avevamo promesso ai nostri agricoltori che l’unica cosa che avrebbero dovuto metterci a disposizione sarebbe stato lo spazio. Non vogliamo niente da voi, abbiamo promesso. Non vogliamo corrente, non vogliamo acqua, non vogliamo vapore. Non vogliamo darvi la gestione delle pulizie, né gli scarichi. Non vi accorgerete della nostra presenza. E anche con questo li abbiamo conquistati. Io arrivo con un impianto e devo essere in grado di andare nel deserto del Sahara e cavarmela da solo: questa era la sfida”.

Perché Insta Factory di Mutti è una Smart Factory 4.0

Il progetto Insta Factory di Mutti è di fatto una Smart Factory, una vera e propria Industria 4.0.
“Il progetto nasce come industria 4.0, allineandosi a ciò che abbiamo già fatto a livello di gruppo. La fabbrica è completamente gestita da un sistema di supervisione, è accessibile in remoto e comandabile da remoto: da un punto di vista tecnologico e digitale è il massimo di ciò che si può realizzare in questa in questa fase. Noi l’abbiamo gestita localmente, ma io, non potendo essere sempre sul campo, l’ho seguita tramite connessione web”.
Della fabbrica è possibile visionare i dati di funzionamento, registrare tutti i parametri, modificarli anche da remoto, al fine di validare il processo di produzione.
Ma come abbiamo accennato all’inizio, questo non è che il primo passo.
Mutti e Giorgio Lecchi hanno in mente altre innovazioni da portare sul campo.
Ma le potremo vedere solo dal prossimo anno, con il prossimo raccolto.

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