DOP, IGP e STG: driver fondamentale dei distretti agroalimentari italiani

Secondo le stime del rapporto ISMEA-Qualivita 2019, il valore economico delle produzioni a indicazione geografica in Italia supera i 16 miliardi di euro. L’export supera il valore di 9 miliardi di euro con il contributo che deriva maggiormente dal vitivinicolo

Pubblicato il 05 Mar 2020

food innovation
Il rapporto ISMEA-Qualivita 2019, l’indagine annuale che analizza i valori economici e produttivi della qualità delle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane (DOP IGP STG), giunto alla XVII edizione, dimostra ancora una volta che il settore delle indicazioni geografiche sta dando risultati concreti.

Un valore economico che supera i 16 miliardi di euro e una crescita del 6% sul 2019. E’ così che le produzioni a indicazione geografica in Italia si confermano driver fondamentale dei distretti agroalimentari del nostro Paese che mantiene un primato mondiale con 824 prodotti DOP, IGP, STG e oltre un prodotto su quattro registrati come DOP, IGP, STG nel mondo a fine 2019.

Risultati positivi per il comparto delle IG italiane si registrano anche nell’export che supera il valore di 9 miliardi di euro nel 2018, mantenendo stabile la quota del 21% nell’export agroalimentare italiano. Il contributo maggiore all’export è fornito dal comparto dei vini con un valore di 5,4 miliardi, seguito dalle DOP e IGP agroalimentari che si attesta sui 3,6 miliardi.

Per quanto riguarda l’impatto territoriale, tutte le province italiane hanno una ricaduta economica positiva dovuta alle filiere IG agroalimentari e/o vitivinicole, il che, come afferma Enrico Corali Presidente dell’ISMEA delinea “un modello vincente che, con una osmosi tra piccole realtà produttive e grandi distretti, dà lustro al territorio e crea reddito”. Comunque, le prime quattro regioni per impatto economico si trovano nel Nord Italia.

Immagine fornita da Shutterstock.

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