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Pratiche rigenerative per arrestare la degradazione del suolo

Claudia Costa

Un gestione oculata della fertilità del suolo offre maggiore garanzia per la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici. Ecco perché il suolo rappresenta una delle principali risorse strategiche delle politiche Europee.

L’alleanza S.O.S. Soil “Save Organics in Soil” firmato a Bilbao dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC) e dal European Compost Network (ECN) è stata determinante per accendere i riflettori a livello europeo ed internazionale sull’importanza del suolo come risorsa strategica nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ora da Assisi, alla terza edizione del convegno Dalla terra alla Terra “lanciamo l’appello per stimolare iniziative politiche e atti normativi a livello europeo e declinate nei nostri territori”, dichiara Massimo Centemero, direttore CIC che sottolinea come la Giornata Mondiale del Suolo, celebrata il 5 dicembre, “rappresenta un’occasione per chiedere a sempre più enti, associazioni, aziende, consorzi, cittadini ed esperti della comunicazione di lavorare per sensibilizzare cittadini e politica in Europa e in Italia sul tema della difesa e rigenerazione del suolo”.

Il compost per la rigenerazione del suolo

L’Italia è un paese virtuoso dal punto di vista del compost, un fertilizzante rinnovabile cruciale per la rigenerazione dei suoli, di cui ogni anno vengono prodotte quasi due milioni di tonnellate. Eppure la scarsa conoscenza e la scarsa promozione nel mondo agricolo ne limitano l’impiego valorizzato.

Il settore del biowaste ha ricadute anche economiche ed occupazionali: nel 2016, secondo le proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori, il volume d’affari generato dal biowaste (con l’indotto) è stato pari a 1.8 Mld € di fatturato, mentre i posti di lavoro generati 9.800 (+9% rispetto all’anno precedente), in pratica 1,4 posti di lavoro ogni 1.000 t di rifiuto organico.

La filiera del rifiuto organico coinvolge numerose attività, dai servizi di raccolta e trasporto, ai servizi di studio, ricerca e progettazione e delle tecnologie per il trattamento del rifiuto organico. Con una raccolta differenziata a regime in tutta Italia si potrebbe arrivare a 13.000 addetti e 2,56 Mld € comprensivi dell’indotto generato.

“Il suolo è una risorsa non rinnovabile (10 centimetri necessitano di 2000 anni per essere rigenerati) – prosegue Centemero – ed è fondamentale per la produzione alimentare destinata all’uomo e agli allevamenti. Per questo abbiamo bisogno di pratiche rigenerative per arrestare il suo degrado e la perdita di fertilità: sebbene si tratti di un motivo di grande preoccupazione, l’Unione Europea non ha ancora adottato una direttiva sul suolo. È necessario riportare la materia organica nel suolo, con il duplice effetto di contribuire alla decarbonizzazione attraverso l’assorbimento di carbonio e di rendere il suolo più resiliente e più fertile”.

Due progetti votati alla sostenibilità del suolo

Da Assisi arriva un esempio italiano che racconta l’importanza della raccolta differenziata e del legame tra essa, il compost e la rigenerazione dei suoli. Fra’ Sole è il progetto di sostenibilità del Complesso Monumentale del Sacro Convento di Assisi, che ha mostrato il compost ottenuto dal punto di compostaggio circolare installato nei pressi degli orti del Sacro Convento in collaborazione con il CIC.

Avviato nel 2018 in occasione della Giornata Mondiale del Suolo, mette al centro l’educazione ambientale non solo dei frati del Convento ma anche dei pellegrini che ogni anno visitano Assisi e la tomba di San Francesco. Grazie alla partnership tecnica con il CIC, il progetto ha realizzato una soluzione dedicata di recupero della frazione organica (sia residuo alimentare del refettorio del Sacro Convento che sfalci e potature della selva e del bosco di Assisi) per trasformarla in compost di qualità da riutilizzare a favore dei terreni del convento o del territorio circostante.

Sempre ad Assisi è stata presentata CO2mpost, una piattaforma online sviluppata dal CIC in collaborazione con Studio Fieschi, in grado di calcolare la carbon footprint, cioè l’impronta di carbonio, degli impianti di compostaggio e digestione anaerobica, misurando il bilancio fra le emissioni prodotte dalle attività dell’impianto e quelle evitate grazie all’utilizzo di compost ed energia da biogas in sostituzione ai fertilizzanti e all’energia prodotti da fonti fossili. Il “tool” ha l’obiettivo di evidenziare e dimostrare i benefici che una gestione virtuosa del rifiuto organico determina nella lotta al cambiamento climatico.

Immagine fornita da Shutterstock.

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