Agrifood, Bertuzzi (Areté): “Mercati caratterizzati dalla volatilità”

Il senior analyst della società specializzata in analisi economiche e business intelligence: “Il settore delle commodity è attraversato dalla tensione sui prezzi. Soprattutto nel campo dei cereali, dei semi oleosi e degli oli vegetali. Fenomeno dovuto alla ripartenza impetuosa dei consumi cinesi” [...]
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“I mercati delle commodity agrifood sono attraversati da un generale stato di volatilità e tensione dei prezzi dovuto in larga misura alla ripartenza, in alcuni frangenti impetuosa, dei consumi Cinesi. I mercati agrifood che più di altri hanno mostrato queste ripercussioni sono cereali, semi oleosi ed oli vegetali. Ma le tensioni sono presenti anche in altri comparti come latte e derivati, zucchero, caffè e legumi”. A parlare è Filippo Bertuzzi, Senior Analyst di Areté, società di analisi economiche e business intelligence specializzata sull’agrifood, da anni nota per i modelli previsionali applicati ai mercati delle materie prime, con cui serve alcune delle più importanti realtà italiane del settore.

Areté è stato l’unico player italiano a prendere parte, a metà giugno, all’IGC, International Grains Council Conference 2021, il più importante evento internazionale del settore, che ha contato sulla partecipazione di 400 delegati provenienti da tutto il mondo per discutere dei trend attuali e prospettici delle commodity agricole. Nello specifico Areté è stata invitata a parlare delle prospettive di frumento duro e legumi.

A subire finora meno oscillazioni, secondo le analisi presentate da Areté, è stato il mercato della frutta secca, grazie a stock ancora elevati e outlook sulle produzioni spesso positivi. “Tuttavia, occorre fare attenzione – sottolinea Bertuzzi – perché anche in questi casi la ripartenza dei consumi può innescare rialzi di prezzo improvvisi. In generale, tutti questi mercati che non hanno ancora mostrato rialzi importanti, potrebbero rivelarsi bombe ad orologeria nei prossimi mesi”.

Le cause della volatilità

A motivare l’oscillazione dei prezzi c’è innanzitutto, secondo l’analisi di Areté, la ripartenza della domanda globale, guidata dalla Cina. Nel primo trimestre 2021 Pechino ha acquistato all’estero – in gran parte dagli Usa, con la risoluzione della guerra dei dazi – 6,7 milioni di tonnellate di mais, più del quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2020. Il boom si spiega con le carenze che si stanno verificando sul mercato domestico: le scorte strategiche sono esaurite, proprio mentre la domanda è tornata a decollare grazie all’ormai completa ricostituzione degli allevamenti di maiali dopo la febbre suina. La Cina ha anche raddoppiato le importazioni di grano e ovviamente ha aumentato anche quelle di semi di soia.

Ma a ripartire sono anche i consumi in Europa e negli Stati Uniti, grazie ai risultati delle campagne vaccinali e all’allentamento delle restrizioni. In questo scenario se da una parte assistiamo a una crescita della domanda delle commodity maggiormente legate al consumo out of house, come mandorle, anacardi, zucchero, pistacchi, che mostrano segnali di recupero, non è invece ancora evidente la ripartenza dei consumi sul mercato del cacao, delle nocciole, delle uova e del caffè.

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Più in generale, soprattutto sui mercati finanziari, gli aumenti di prezzo e la volatilità sono stati più marcati e significativi sulle scadenze a breve termine, questo perché le incertezze legate al Covid nel corso del 2020 e primi mesi del 2021 avevano spinto le aziende ad accorciare le proprie coperture creando, con l’attuale ripartenza, una necessità febbrile a reintegrare molto rapidamente le forniture di materie prime. Per contro, sulle scadenze lontane, la pressione rialzista è rimasta più contenuta. Alcuni effetti della pandemia continuano inoltre a farsi sentire, come la carenza di manodopera e per i rallentamenti degli impianti di produzione e trasformazione. Infine, il meteo sfavorevole ha influenzato alcune aree chiave di produzione: la siccità in Brasile, i tifoni nelle Filippine, la primavera tardiva in Europa.

Infine, si sono registrati impedimenti legati alla logistica del commercio internazionale, con prezzi dei noli oceanici tornati ai picchi del 2014, mentre l’incidente avvenuto nel canale di Suez ha peggiorato la situazione, mostrando la delicatezza del sistema logistico su cui poggia il commercio internazionale. A questo si aggiungono le policy come dazi all’export su alcuni prodotti e la svalutazione del dollaro rispetto alle valute “deboli”, a cui si è andata a sommare la speculazione finanziaria sui mercati agroindustriali.

La situazione in Italia

Sul mercato nazionale le tensioni di prezzo si sono scaricate in maniera diretta per tutte le principali materie prime quotate sulle piazze nazionali. Per il comparto dei cereali e della soia, i prezzi sono ai massimi storici. Il mais da settembre 2020 a giugno 2021, in circa 8 mesi, è aumentato di quasi il 60% raggiungendo livelli di prezzo che non venivano registrati dal 2012. Il frumento tenero dai minimi di luglio 2020 è aumentato di oltre il 30%, superando la soglia dei 240 €/t, cosa che non succedeva dal 2013.

La soia è cresciuta da ottobre 2020 a giugno 2021, in appena 8 mesi, di oltre l’80%. In questo caso sono prezzi superiori di oltre il 30% rispetto al picco massimo registrato negli ultimi 10 anni. In questo contesto solo il frumento duro rappresenta una piccola eccezione. Pur restando a prezzi generalmente alti, a ridosso dei 300 €/t, gli aumenti recenti sono relativamente contenuti (+4% da ottobre 2020) e siamo ben lontani dai picchi massimi raggiunti nel 2014 (circa 400 €/t) e nel 2008 (oltre i 500 €/t).

“In prospettiva le produzioni daranno gradualmente maggior equilibrio ai mercati – conclude Bertuzzi – Tuttavia, con prezzi che, seppur in riduzione rispetto ai picchi registrati, resteranno sostenuti. Lo shock impiegherà tempo a riassorbirsi, e i mercati continueranno ad essere ostaggio di una forte volatilità che continuerà a dare filo da torcere a tutti gli operatori della filiera”.

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