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L’orto hi-tech di ENEA e Sapienza nella simulazione sbarco su Marte



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Protagonista della missione simulata sul Pianeta Rosso Amadee-24 è Hort3Space: orto ipertecnologico, frutto della collaborazione tra ENEA e Università di Roma La Sapienza, progettato per sostenere l’equipaggio con cibo fresco attraverso la coltivazione idroponica

Pubblicato il 29 mar 2024



Attività di coltivazione di microverdure per applicazioni spaziali presso il Centro Ricerche ENEA della Casaccia
Attività di coltivazione di microverdure per applicazioni spaziali presso il Centro Ricerche ENEA della Casaccia

Apripista per le future missioni di esplorazione dello Spazio, ha preso ufficialmente il via in Armenia la missione Amadee-24, organizzata dall’Austrian Space Forum in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Armena, con la simulazione dell’atterraggio su Marte e l’inizio del periodo di isolamento.

L’approvvigionamento alimentare dell’equipaggio sarà garantito da Hort3Space, orto ipertecnologico sviluppato da ENEA in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza Università di Roma. Un sistema innovativo di coltivazione idroponica multilivello, completamente automatizzato e modulare, dotato di specifiche luci LED e di un braccio robotico integrato.

A fornire cibo fresco all’equipaggio sarà Hort3Space

Fino al 5 aprile 2024, nella regione desertica dell’Ararat, una squadra composta da sei ‘astronauti’ altamente qualificati – tra cui l’italiano Simone Paternostro – lavorerà in isolamento per testare strumenti, apparecchiature e procedure oltre a condurre esperimenti e progetti che coinvolgeranno oltre 200 scienziati provenienti da 26 Paesi in tutto il mondo.

Nell’orto italiano gli astronauti coltiveranno vegetali capaci di adattarsi alle condizioni estreme sia terrestri che spaziali, come il ravanello rosso e il cavolo rosso, entrambi ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali.

Allestito all’interno di una camera di coltivazione in una tenda gonfiabile autoportante, Hort3Space permetterà di massimizzare la produzione e di ridurre il consumo delle risorse e il carico di lavoro dell’equipaggio, incrementando al contempo il recupero e il riciclo degli scarti.

Gli esperimenti avviati sull’orto made in Italy

Per raggiungere questi obiettivi, il team di ricerca italiano ha sviluppato un manuale operativo con le procedure per trasferire agli astronauti tutte le informazioni sull’installazione della piattaforma, l’avvio delle attività in piena autonomia, la manutenzione in caso di arresti e guasti.

Il tutto sarà coordinato dal Mission Support Center di Vienna, con cui ci saranno 10 minuti di ritardo nelle comunicazioni al fine di simulare la distanza dalla Terra a Marte, come avviene nelle reali missioni spaziali.

Gli esperimenti avviati sull’orto made in Italy serviranno a verificare la fattibilità dell’intero processo di coltivazione idroponica automatizzata, a comprenderne i consumi energetici di risorse idriche e fertilizzanti e a studiarne la produttività.

La ricerca ENEA sulla realizzazione di “orti spaziali”

Sono ormai dieci anni che ENEA svolge attività di ricerca finalizzate alla realizzazione di “orti spaziali”, in particolare sistemi ingegnerizzati per la coltivazione di piante in assenza di suolo, di coltivazioni idonee alle condizioni spaziali, come le microverdure, e di varietà vegetali ottimizzate per la coltivazione nello spazio (“ideotipi” spaziali), come il cosiddetto pomodoro “San Marziano” e la lattuga viola.

Allo studio ci sono anche processi di bioconversione degli scarti organici di missione, che una volta trasformati possono fornire nutrienti utili a sostenere la crescita di piante nelle serre spaziali e a produrre fertilizzante o compost direttamente in situ, riducendo al tempo stesso i rifiuti e la fase del loro smaltimento.

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