L’agricoltura di precisione entra nei vigneti

La viticoltura di precisione nasce con l’obiettivo di risolvere o attenuare alcuni dei “difetti” strutturali del settore vitivinicolo. Il primo di questi è la necessità di stabilizzare la produzione [...]
Lorenzo Roesel

Fai Cisl, dottorando presso l'Università degli Studi di Siena

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L’agricoltura di precisione è una componente chiave della terza ondata delle rivoluzioni agricole moderne (dopo l’avvento dell’agricoltura meccanizzata a inizio XX secolo e la Rivoluzione Verde degli anni ’60). Quando parliamo di agricoltura di precisione occorre innanzitutto chiarire che si parla di un concetto di gestione più che di un insieme di innovazioni. Osservazione, misurazione e risposta adeguata alla variabilità inter e intra-campo nelle colture sono gli obiettivi da perseguire e intorno a cui ordinare le innovazioni tecnologiche introdotte nel campo. Tali obiettivi cooperano a realizzare lo scopo più generale dell’agricoltura di precisione e cioè quello di essere innanzitutto un sistema di supporto alle decisioni per l’intera gestione dell’azienda agricola per ottimizzarne gli output e preservarne le risorse (in chiave di sostenibilità).

La funzione chiave del Gps

Si tratta di una pratica relativamente “antica” se così si può dire, perché legata all’avvento del Gps. Lo strumento quotidiano che per molti di noi si rivela una comodità essenziale nei lunghi viaggi in macchina rappresentò infatti ai tempi del suo avvento in agricoltura una vera e propria rivoluzione. L’agricoltore o il ricercatore diventarono capaci di poter localizzare la propria posizione precisa all’interno di un campo. Da lì venne la capacità di creare mappe conseguenti, destinate poi a contenere tutte le variabili raccoglibili tramite la sensoristica avanzata che stava proporzionalmente crescendo. Resa del raccolto, caratteristiche del terreno, contenuto di materia organica, livelli di umidita, di azoto ecc. divennero dati non solo finalmente tracciabili ma anche sistematicamente ordinabili in contenuti grafici di facile fruizione. Nel tempo, l’agricoltura di precisione ha sviluppato la propria capacità di raccogliere dati, arrivando a farlo in tempo reale e direttamente nel suolo, in modalità wireless e senza la necessità della presenza umana. La diffusione di veicoli aerei senza pilota (come l’ormai famosissimo DJI Phantom), grazie alla loro relativa economicità e alla loro alta praticità, ha costituito un passo in avanti notevole in questo solco.

Senza tuttavia adeguate mappe topografiche, questi dati non sarebbero utilizzabili e non consentirebbero di correlarvi la salute delle colture per ottimizzare gli input di acqua, fertilizzanti e altre sostanze chimiche, modulandole a velocità variabile.

 

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Viticoltura di precisione: il caso delle Tenute di Gretole e Santedame (Ruffino)

Ma quali vantaggi porta l’agricoltura di precisione e che applicazioni trova nel campo della viticoltura? La viticoltura di precisione nasce con l’obiettivo di risolvere o attenuare alcuni dei “difetti” strutturali del settore vitivinicolo. Il primo di questi è la necessità di stabilizzare la produzione (troppo altalenante e dipendente dal mutare del contesto pedoclimatico o del terroir), il bisogno di migliorare la qualità della produzione (un elemento chiave per il comparto e per l’intero settore agroalimentare come sollevato dai report delle associazioni di categoria in merito) e di contribuire sempre di più alla “grande corsa” della sostenibilità ambientale. Su quest’ultimo punto, troppo spesso il sistema agricolo viene accusato di essere un elemento di ostacolo e non di aiuto alla crescita di un modello di sostenibilità ambientale (basti pensare alla polemica sugli allevamenti intensivi per la diffusione di azoto nell’aria o sull’utilizzo limitato del glifosato ad esempio).

I risultati sembrano essere sorprendenti: il caso di Ruffino sembra emblematico al fine di declinare meglio gli aspetti pertinenti di questa applicazione. Azienda sviluppata su otto tenute (sei in Toscana e due in Veneto), Ruffino produce oltre trenta milioni di bottiglie impiegando 300 addetti e producendo un valore superiore a 130 milioni di euro. Si tratta quindi sicuramente di una realtà importantissima del mondo vitivinicolo italiano, che dal 2011 è parte di “Costellation Brands”, produttore e distributore americano di birra, vino e alcolici.

In particolare, Ruffino ha scelto di sperimentare questa applicazione in particolare in due Tenute, situate a Gretole (Castellina in Chianti, provincia di Siena, 110 ettari) e a Santedame (“Conca d’oro del Chianti Classico”, Castellina in Chianti, provincia di Siena, 80 ettari).

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Nel 2011 l’azienda decide di investire in maniera decisa sull’agricoltura di precisione, con l’obiettivo di migliorare la produzione e la qualità delle uve con metodi di gestione sito-specifica del vigneto. In particolare, si tratta dei filari in cui si produce il top wine della tenuta, Riserva Ducale Oro Gran Selezione. La procedura ha avuto inizio con l’acquisizione delle “mappe di vigore” dei vigneti delle tenute coinvolte (tutte in Chianti classico) attraverso l’utilizzo prima del volo aereo ed in seguito tramite l’impiego di droni a pilota automatico e di immagini satellitari. L’operazione di raccolta dei dati ha quindi consentito all’azienda di migliorare la gestione dei vigneti, attraverso interventi agronomici differenziati e maggiormente efficaci, modulati in base alle condizioni microclimatiche e pedologiche della pianta coinvolta. Anche la variabilità dei vigneti è stata presa in considerazione, potendo ora opportunamente variare le tipologie di concimazioni utilizzate dalla macchina spandiconcime a rateo variabile. La conseguenza più immediata è stata il calo significativo nell’utilizzo dei fertilizzanti.

Ma l’applicazione della viticoltura di precisione non si è fermata qui: sin dal 2014 il progetto ha declinato la sua applicazione anche nella fase di vendemmia divenendo quest’ultima per la prima volta selettiva. Gli strumenti di precisione della nuova viticoltura 4.0 hanno infatti consentito a Ruffino di ottimizzare le scelte vendemmiali e di controllare i lotti di uve di qualità omogenea. Nelle due tenute oggetto del progetto, a vendemmiare è una macchina semovente che – sulla base di mappe di prescrizione rifornite dei dati in tempo reale forniti dalla sensoristica del territorio – allestita come vendemmiatrice raccoglie le uve in modo selettivo-automatizzato. La macchina si muove lungo il filare agendo con velocità e precisione, e inviando separatamente in cantina uve di due diversi livelli di qualità a cui saranno quindi dedicati processi di vinificazione ed obiettivi enologici diversi.

Non è stata un’operazione semplice: nel 2011, anno di inizio del progetto, le applicazioni tecnologiche non erano ancora così sviluppate come oggi e difficilmente i sistemi applicativi riuscivano a dialogare tra loro senza inconvenienti. Nel tempo, il sistema si è razionalizzato anche grazie a consulenti esterni e la sfida è divenuta quella legata alla formazione del personale che ha dovuto vedere le sue competenze necessarie radicalmente trasformarsi in poco tempo attraverso una capillare attività di formazione.

A distanza di anni, l’azienda può ora vantare un significativo miglioramento della produttività connesso anche ad un sensibile risparmio nei costi di concimazione. L’organizzazione e l’interpretazione delle informazioni conseguente alla sensoristica ha infatti consentito di risparmiare un considerevole quantitativo di fitofarmaci e di acqua. Ultimo elemento a migliorare ma in maniera maggiormente significativa rispetto agli altri due è stata la qualità dell’uva raccolta che si è trasformata in una qualità complessiva migliore dei vini (e conseguenti nuovi spazi di mercato).

Conclusioni

Sicuramente la dimensione dell’azienda vinicola e la sua complessiva omogeneità hanno giocato un ruolo essenziale in questa vicenda (si tratta di quello che potremmo definire un “best case scenario”). La realtà vitivinicola italiana è caratterizzata da aziende di micro-dimensioni (nel 2010, anno del censimento agricolo Istat più recente, la media era di 1,6 ettari per azienda in campo vinicolo) e con una altissima diversificazione nelle tipologie di uva impiegata. La complessità del sistema e la barriera che gli investimenti necessari costituiscono sono ulteriori elementi di difficoltà, insieme anche all’imprescindibile “salto culturale” da compiere. I risultati tuttavia ci sono, occorre il coraggio delle scelte.

 

 

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