Ismea – Nielsen: Le restrizioni per il Covid portano la spesa alimentare a +9,2%

La chiusura quasi totale dei canali del fuori casa, la limitazione agli spostamenti e lo smart working hanno costretto gli italiani a consumare più frequentemente i pasti in casa, innescando inevitabilmente un aumento e uno stravolgimento nelle abitudini di acquisto [...]
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Dopo una crescita importante nel primo semestre del 2020, la spesa alimentare delle famiglie italiane non accenna ad arrestarsi neanche finito il periodo di lockdown che continua ad essere caratterizzato da una limitata ripresa dei consumi fuori casa. Di fronte all’andamento stagnante del 2019 (+0,4%), nel primo semestre di quest’anno si è assistito ad un incremento in valore degli acquisti di cibi e bevande pari al 9,2%. Si tratta della variazione più imponente degli ultimi dieci anni ed è conseguenza delle restrizioni per fronteggiare il diffondersi del Coronavirus, messe in atto in sul territorio nazionale alla fine di febbraio e protrattesi fino al mese di maggio, che hanno determinato il crollo dei consumi extra-domestici.

Lo rivela il Panel Ismea-Nielsen che ha registrato uno slancio del +18% degli acquisti a marzo, e crescite a doppia cifra nei mesi di aprile e maggio (+11% e +14%), in parte penalizzate da una Pasqua e un ponte del primo maggio senza possibilità di convivialità; nel mese di giugno, con il graduale ritorno alla normalità, il trend positivo si è affievolito attestandosi comunque a +7%, chiudendo il secondo trimestre con un incremento di spesa medio dell’11%.

Per consultare il report completo, potete scaricarlo qui.

Comparti e canali distributivi: le tendenze

La stagnazione dei consumi alimentari in casa, che sembrava essere diventato un fenomeno strutturale, è stata completamente stravolta dall’irrompere del virus. Carni, formaggi, ortofrutta e oli hanno avuto incrementi superiori alla media (+ 10,5%, + 12,5% , +12%, +13,5% ); segni sotto la media invece sono stati registrati da acque e bevande analcoliche (+3,5%) e prodotti ittici (+4,4%). A livello di singole referenze, un’ottima performance della birra (+16,2% in valore), delle uova (+ 22%), delle patate (+20,2%) e degli agrumi (+20%), a fronte di una frenata degli ortaggi di IV gamma, che registrano un decremento della spesa del 6%, e una situazione ancora negativa per il latte fresco (-1,3%), nonostante la chiusura dei bar nel periodo più buio della pandemia.

Il canale distributivo più scelto resta quello dei Supermercati con uno share del 43% e un trend positivo del 11,6%; di pari entità la crescita della spesa nei Discount (+11,7%) con uno share del 15%. Nel mese di marzo dopo un iniziale orientamento verso la GDO si è registrato un passaggio ai negozi di vicinato (anche frutterie e macellerie). Il trend del canale di vendita “negozi tradizionali” pur rappresentando solo l’8% dello share, ha registrato un incremento del +30,7% ascrivibile anche alla sospensione temporanea delle attività del commercio ambulante (i mercati rionali hanno registrato una perdita del -15,6%). Particolarmente penalizzati, soprattutto nella fase iniziale, gli ipermercati, spesso localizzati all’interno dei centri commerciali dove la chiusura di tutti gli altri negozi ha disincentivato i consumatori a recarvisi (-1,3% le vendite complessive a fine semestre).

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Immagine fornita da Shutterstock.

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