Resilienza 4.0: le aziende Made in Italy diversificano le supply chain e accelerano la digitalizzazione

I risultati dell’ultimo studio di DNV su più di 1.000 imprese nel mondo. "Oggi resilienza non significa più rimanere stabili, quanto cambiare e adattarsi. È importante constatare che le aziende lo stanno comprendendo e si stanno muovendo nella giusta direzione” spiega Luca Crisciotti, CEO Supply Chain & Product Assurance per DNV [...]
Credit: DNV AS
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La pandemia da Covid-19 ha messo alla prova le supply chain di tutto il mondo. Ritardi (51%), lockdown dei fornitori (45%) e difficoltà logistiche (39%) sono state le problematiche principali sofferte dal tessuto imprenditoriale italiano costituito spesso da piccole e medie imprese con filiere locali. Ora, il 57% delle aziende del Bel Paese sta lavorando per rafforzare e diversificare la supply chain, iniziando a collaborare con nuovi fornitori. Le aziende stanno inoltre cercando di mitigare l’impatto della pandemia con la revisione dei criteri di selezione dei fornitori (38%) e delle pratiche di gestione degli stock (30%), oltre che con l’introduzione della digitalizzazione (30%). Le maggiori preoccupazioni sono legate alla manodopera e alle competenze, alla volatilità dei mercati e alla qualità e sicurezza dei prodotti. È quanto emerge dall’ultima indagine Viewpoint “Dalla resilienza della supply chain al vantaggio competitivo” di DNV – ente di certificazione leader a livello internazionale – sulla resilienza delle supply chain, che ha coinvolto 1.142 imprese a livello internazionale.

Luca Crisciotti, CEO Supply Chain & Product Assurance per DNV

 

“Nessun ambito è al sicuro e ogni problematica deve essere affrontata in maniera diretta e rapida. Oggi resilienza non significa più rimanere stabili, quanto cambiare e adattarsi. È importante constatare che le aziende lo stanno comprendendo e si stanno muovendo nella giusta direzione,” afferma Luca Crisciotti, CEO Supply Chain & Product Assurance per DNV.

 

 

Strategie aziendali per la continuità della supply chain

Come spiega Crisciotti “In presenza di cali dei ricavi (54%) e della produzione (45%) e a fronte di un incremento dei costi operativi – che per le aziende italiane è ancora più marcato che altrove (50% vs. 35% a livello globale) – per molte aziende continuare a fare business è diventata una sfida più impegnativa. Non stupisce dunque, che le imprese abbiano deciso di distribuire i rischi lungo le catene di fornitura, diversificando la base fornitori” per risolvere la discontinuità nella catena di fornitura.

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Le aziende, tuttavia, non cercano soluzioni solo “fuori” dalla catena di fornitura abituale. Si sono attivate anche per collaborare in modo costruttivo con i fornitori esistenti, secondo la buona pratica di approfondirne la conoscenza, stabilire le priorità e incrementare la comunicazione. Soprattutto in Italia, dove il 78% delle aziende monitora da vicino i fornitori di primo livello (vs. 59% a livello globale). Tuttavia, in linea con la media, solo il 24% esercita un controllo anche sui fornitori indiretti. Conoscere i fornitori lungo tutta la catena è essenziale, ancora di più nella situazione di vulnerabilità e volatilità causata dalla pandemia.

Digitalizzazione e sostenibilità per una supply chain resiliente

A livello globale, guardando alle tecnologie già applicate o il cui uso è previsto nei prossimi 3 anni, il 40,6% indica gli audit a distanza. Il 35,8% sta già utilizzando o pianificando di adottare i big data analytics per migliorare i processi decisionali e il 27,7% sta già utilizzando o prendendo in considerazione la tecnologia blockchain per abilitare la tracciabilità.

In quest’ottica, è confortante osservare come un’ampia percentuale di aziende (80,5%) ritenga che una supply chain più sostenibile sia anche più resiliente. Nei prossimi 3 anni, il 37,5% richiederà ai fornitori di sottoporre informazioni sulla sostenibilità e il 36,8% avvierà con i fornitori un dialogo per comprendere meglio insieme quali siano le sfide della sostenibilità. Diventeranno più comuni anche gli audit esterni sui temi della sostenibilità, ma per il momento le aziende intendono applicare i propri protocolli (16,2%) e solo in percentuale minore desiderano una metodologia riconosciuta (13,8%).

Resta da vedere quali dei cambiamenti portati dalla pandemia alle supply chain saranno duraturi e in che modo verranno gestiti. Fatto sta che le aziende che riusciranno a sfruttare la crisi per migliorarsi e innovare riusciranno anche a consolidare resilienza e continuità.

 

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