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TrustedChain: una Blockchain privata a supporto della qualità dell’Agrifood

Gianluigi Torchiani
Giovanni Maria Martingano, Amministratore unico di Ifin Sistemi,

Marchi e pubblicità non sono oggi più sufficienti per rassicurare i consumatori sulla qualità dei prodotti agroalimentari. I numerosi casi di contraffazione e gli scandali vari che hanno colpito il settore, infatti, hanno spinto a un maggiore interesse per l’origine dei prodotti, che si traduce in una richiesta di estrema trasparenza rivolta agli operatori. È chiaro dunque che una tecnologia come la Blockchain, che è capace di garantire la tracciabilità in maniera fissa e immutabile, è potenzialmente utile a tutte quelle aziende del mondo agrifood che vogliono aumentare la fiducia dei consumatori finali. È altrettanto evidente, però, che per creare e alimentare questa fiducia i dati conservati e notarizzati nella Blockchain devono essere affidabili e sicuri al 100%. Questo presupposto ha spinto Ifin Sistemi, società con una lunga esperienza alle spalle in materia di gestione documentale, a dare vita un biennio fa a TrustedChain , una speciale blockchain privata pensata per coprire le esigenze di molteplici settori, compreso quello dell’Agrifood. Come racconta ad AgrifoodTech Giovanni Maria Martingano, Amministratore unico di Ifin Sistemi, a differenza della classica Blockchain pubblica, l’infrastruttura TrustedChain ammette come nodi computazionali soltanto Trusted Service Providers europei (per la precisione si tratta di Evolve, IDM, Ifin Sistemi, Olsa Informatica e Plurima). Ovvero aziende altamente qualificate che per il settore pubblico e privato gestiscono servizi digitali fiduciari, quali ad esempio la conservazione documentale, le firme e le fatture elettroniche e che sono tenute a osservare precisi requisiti tecnici di sicurezza e affidabilità nella gestione di tutti i servizi digitali.

 

“Con TrustedChain abbiamo creato una rete completamente privata, i cui nodi sono per l’appunto gestiti dai Trusted service provider, che possono garantire determinate condizioni e che, soprattutto, sono già abituati a gestire quantità rilevanti di documenti. Si tratta, dunque, di un nuovo modello di Blockchain, che da un lato garantisce quelli che sono i tipici vantaggi di questa tecnologia (in termini di sicurezza, tracciabilità, ecc), ma che dall’altro è anche capace di superare la naturale ritrosia alla condivisione delle informazioni tra player che magari hanno interessi contrapposti. Un fattore che, sino a questo momento, ha rallentato lo sviluppo della Blockchain”. Grazie a queste caratteristiche TrustedChain può gestire la tracciabilità dell’intera filiera alimentare dalla materia prima al prodotto a scaffale, fornendo così al cliente finale un prodotto ricco anche di informazioni (concimi o diserbanti utilizzati durante la produzione, tipologie e condizioni di trasporto, ecc.).

 

Informazioni che, nell’attuale fase tecnologica, grazie allo sviluppo del precision farming e all’applicazione della sensoristica IoT in agricoltura, sono in continuo aumento per volume, tipologia e qualità. “Abbiamo trovato un settore davvero molto pronto per questo tipo di innovazione: il cliente finale richiede tracciabilità, riconoscibilità, nonché la garanzia che le indicazioni contenute nelle etichette abbiano un adeguato riscontro documentale. In quest’ottica la nostra soluzione è in grado di creare un vero e proprio ponte tra il prodotto fisico e la mole di informazioni che derivano da tutta la filiera produttiva, che può tradursi in un importante vantaggio competitivo. La maggiore visibilità e tracciabilità delle materie prime e dei semilavorati che compongono i prodotti è infatti in grado di aumentare la fiducia all’interno della filiera e si traduce anche in un incremento della fiducia del consumatore finale nei confronti del brand”.

A conferma del notevole interesse del settore agrifood, TrustedChain può già vantare un paio di progetti in essere, che riguardano un’azienda produttrice di olio e l’altra di farina. In entrambi i casi si tratta di imprese che si sono interessate al tema della tracciabilità con l’intento di mettere in risalto il valore dei propri prodotti e del proprio processo produttivo e, più in generale, della propria attenzione agli aspetti qualitativi: “Occorre considerare che quotidianamente si sentono notizie legate alla falsificazione di prodotti agroalimentari; c’è poi il problema dell’italian sounding, ovvero di prodotti che presentano nomi che strizzano l’occhio all’italianità ma che poi di italiano non hanno neppure il packaging. Questo basta a spiegare perché l’attenzione del mondo food al tema della Blockchain sia sicuramente molto alta, in particolare tra quelle aziende che guardano all’estero come principale linea di ricavo e vogliono offrire precise garanzie ai consumatori di questi mercati. Tale necessità si sposa perfettamente con le caratteristiche di immutabilità delle informazioni tipica della blockchain. Un aspetto significativo da sottolineare è che TrustedChain non è adatta soltanto ad aziende enormi, ma anche a realtà piccole, magari specializzate in un’unica produzione e con quote di mercato ridotte, ma che presentano una particolare attenzione alla qualità del prodotto”.

 

Ma quanto può costare a un’impresa del settore food mettere in piedi una soluzione di questo tipo? In realtà meno di quanto si possa pensare, in particolare per tutte quelle aziende che sono già dotate di un sistema di qualità deputato alla gestione delle informazioni, come ad esempio capita alle imprese tenute a seguire il disciplinare di un consorzio di produzione. “In questi casi le informazioni vanno soltanto notarizzate e rese fruibili. Parliamo invece di un investimento più consistente quando queste aziende hanno ancora a che fare con registri cartacei, che devono essere dunque sottoposti anche a un lavoro di Data entry. In effetti nel mondo agroalimentare esistono anche realtà di eccellenza che ancora non sono sufficientemente organizzate per fornire informazioni digitali sulla propria produzione. Da parte nostra, oltre alla piattaforma, siamo in grado di fornire servizi di consulenza e marketing che sono in grado di valorizzare un investimento di questo tipo”, evidenzia Martingano. In TrustedChain si guarda poi di continuo a nuove soluzioni, come ad esempio un qr-code che possa consentire di abbinare al tema della tracciabilità quello dell’anticontraffazione, fornendo all’utente un immediato riscontro sul prodotto.

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