PLOUTOS, un progetto innovativo e “tridente” per riequilibrare le logiche di filiera

Nato dell'ambito di Horizon2020, Ploutos mira a creare opportunità di cambiamento che possano riequilibrare la catena del valore nel sistema agroalimentare verso un sistema più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Un cambiamento che richiede di agire su comportamento, modelli di business collaborativi e innovazione tecnologica guidata dai dati [...]
  1. Home
  2. Sostenibilità
  3. PLOUTOS, un progetto innovativo e “tridente” per riequilibrare le logiche di filiera

Undici progetti pilota tutti data driven, che a partire dall’execution plan ora prenderanno forma in diverse parti del continente, e tre anni di tempo per riequilibrare le logiche del profitto all’interno della filiera agroalimentare affidandosi alle nuove tecnologie ma anche alle ambizioni economiche e ad una forte opera di sensibilizzazione. Questa è la sfida che oggi si gioca in Europa con il progetto PLOUTOS proponendo un peculiare approccio collaborativo e inclusivo che, molto realisticamente, non pretende di cambiare le tradizionali e ormai ben radicate dinamiche del settore agrifood utilizzando la sola leva dell’innovazione, ma ne unisce altre due, quella del business e quella del cambio di mindset.

C’è la piattaforma per integrare i consumatori e le loro preferenze all’interno della filiera prima che il prodotto sia messo in vendita e quella che traccia la produzione di ortaggi, vino e frutta per poterne poi raccontare la sostenibilità. C’è il “passaporto del suolo” con cui proporre agli agricoltori una seconda opportunità di guadagno se lo rispettano e vegliano sulla sua salute, oppure la “mappa di fertilizzazione” che suggerisce come meglio utilizzare le risorse nei campi. C’è il sistema di supporto decisionale integrato con i meccanismi che regolano l’assicurazione parametrica, oggi fondamentale dati gli imprevisti climatici che sempre più di frequente si verificano, e c’è anche il sistema data-driven che vuole rendere gli agricoltori e i loro prodotti tradizionali dei potenti ambassador del proprio territorio per renderlo più attrattivo dal punto di vista turistico. Tutti questi sono progetti pilota, alcuni degli 11 avviati con il progetto PLOUTOS, nato dell’ambito di Horizon2020, e hanno in comune l’obiettivo di scardinare le inique logiche della filiera agroalimentare dando maggiori opportunità economiche agli agricoltori attraverso un buon uso dei dati.

Nuove tecnologie, business collaborativi, sensibilizzazione: i tre pilastri di PLOUTOS

Partito a ottobre 2020 e finanziato con oltre 8,5 milioni di euro, il progetto può contare su ben 30 partner che, provenienti da 15 diverse nazioni, hanno aderito alla sfida lanciata, coraggiosa ma anche particolarmente innovativa e non solo dal punto di vista tecnologico. L’approccio infatti su cui PLOUTOS punta prevede azioni da sviluppare sinergicamente all’interno della filiera lungo tre direttive, quella della valorizzazione dei dati, quella dell’ottimizzazione dei modelli di business convertendoli in chiave collaborativa, e quella della sensibilizzazione culturale per vincere la resistenza al cambiamento che, in alcuni Paesi più che in altri, rappresenta il principale freno all’evoluzione del settore.

Una volta raggiunto l’obiettivo di promuovere il ruolo dell’agricoltore, oggi ancora molto marginale e spesso schiacciato dall’ingombrante presenza della GDO – l’idea è di riuscirci entro il 2023 – PLOUTOS potrà diventare un modello di innovazione sinergica e sostenibile da esportare in altre filiere che hanno bisogno di maggiore equità e che finora, con iniziative troppo verticali e poco collaborative, non hanno trovato modo di imboccare la via dell’innovazione con fermezza e senza guardarsi indietro. Certo, il settore dell’agrifood, con l’ampia gamma di diversità territoriali, tecnologiche, sociali, comportamentali e culturali che si porta dietro, unite agli ostacoli che il cambiamento climatico comporta, rappresenta per i promotori del progetto una prova molto complessa ma che, tradotta in progetti concreti e avviati, sembra poter essere non solo affrontabile ma anche superabile con corale soddisfazione.

11 progetti pilota, 11 scommesse, 11 modi di utilizzare i dati per ristabilire equità

Sparsi in diversi paesi del continente, gli 11 progetti pilota, chiamati SIP (“Sustainable Innovation Pilots”) sono da poco entrati nel vivo, iniziando la fase di vera e propria sperimentazione dopo un anno di stesura dei vari execution plan con tanto di dettagli su tempi, modalità di realizzazione, risorse coinvolte e possibili rischi per far sì che l’impatto con la realtà non fosse troppo complesso e scoraggiante. Ogni progetto si inserisce in un contesto diverso ma ogni volta l”approccio scelto è stato quello di co-crezione e co-design: le tecnologie non vengono mai imposte ma inserite in modo personalizzato rispetto al contesto, per dare vita ad un modello di innovazione che risponda alle reali esigenze di ogni singolo caso” spiega Sandra Cesari De Maria, project manager del progetto e ricercatrice del Politecnico di Milano in più vesti coinvolto in PLOUTOS tanto da diventarne una colonna portante. Nello sfogliare i SIP colpisce la creatività con cui tecnologia, business e sensibilizzazione sono stati intrecciati in modo personalizzato e mettendo al centro i dati come perno confermandone il sempre più crescente valore.

Nella piattaforma ispirata all’iniziativa francese “C’est qui le patron ?!” e ora implementata in Grecia, per poi essere esportata anche in Gran Bretagna, Belgio e Germania, i dati che vengono raccolti sono quelli sulle preferenze dei consumatori per coinvolgerli nel processo decisionale e premiare i prodotti più sani e sostenibili. L’idea è sempre quella di riequilibrare la filiera agroalimentare, anche sostenendo i contadini anche con delle soluzioni di smart farming che permettano loro di tracciare e quindi di dare prova della qualità di ciò che vendono. Quest’ultimo tema è alla base di altri SIP avviati in tre contesti molto diversi ma che hanno in comune l’utilizzo dei dati per promuovere i prodotti agli occhi del consumatore finale. In Spagna si lavora sugli ortaggi, a Cipro sul vino e in Grecia sulla frutta mentre se ci si sposta nella vicina Macedonia, al confine con la Serbia, si cambia sfida e, con una piattaforma data-driven per la ridistribuzione e la donazione delle eccedenze, si mira a limitare lo spreco di cibo allineando domanda e offerta grazie al coinvolgimento sia di agricoltori e supermercati che di banchi alimentari e mense. Tecnologie come il machine learning e l’intelligenza artificiale diventano alleati della filiera agroalimentare e la aiutano a ottimizzare la produzione e la gestione di alimenti, per chiudere il cerchio è poi prevista anche la collaborazione con un centro di compostaggio per trasformare il “non-donato” in fertilizzante.

Per offrire agli agricoltori una seconda fonte di guadagno, in altri due progetti di PLOUTOS si è puntato sul mantenimento della qualità del suolo con l’idea di trovare un meccanismo per provare che, grazie all’introduzione di alcune pratiche innovative e altamente sostenibili, essa potesse restare assicurata. In Slovenia chi farà un utilizzo efficiente di fertilizzanti e dei pesticidi facendosi guidare da una mappa della fertilizzazione data-driven otterrà un “passaporto del suolo” che potrà mostrare per ottenere benefici economici. In Olanda si affronta invece il problema della misurazione dei crediti di carbonio che, essendo molto dispendiosa, ad oggi li rende poco utilizzabili. L’idea è quella di sviluppare un modello che li quantifichi agilmente in modo da permettere agli agricoltori di ottenere profitto in modo più semplice. Anche uno dei due progetti di PLOUTOS avviati in Italia, quello riguardante la filiera vitivinicola, ha il focus sui crediti di carbonio che in questo caso vengono integrati in un sistema di supporto decisionale per la gestione dei vigneti che, grazie a questa funzionalità “extra” e a quella relativa all’assicurazione parametrica, diventa uno strumento data driven particolarmente potente per chi vuole migliorare la propria produzione dal punto di vista sia ambientale che economico. Molto utilizzata nell’agroalimentare per proteggere i raccolti da danni e perdite causati da inquinamento atmosferico, condizioni di siccità o grandine, l’assicurazione parametrica è presente anche nel secondo SIP italiano con lo scopo di ottimizzare la produttività della filiera dei coltivatori di grano duro sempre grazie ad un più innovativo utilizzo dei dati esterni e raccolti su campo.

WHITEPAPER
Agricoltura 4.0: cresce del 20% e conferma un grande potenziale di sviluppo
Smart agrifood

Nei due SIP avviati in Irlanda e alla Baleari l’agroalimentare ha l’opportunità di dimostrare tutte le sue potenzialità nella valorizzazione turistica del territorio. Entrambi i progetti prevedono l’inserimento di tecnologie data driven per monitorare e tracciare la qualità e la sostenibilità sia ambientale che sociale di alcuni prodotti locali affinché conquistino i consumatori attirandoli nelle terre dove sono stati coltivati in veste di turisti enogastronomici.

L’Academy e la prova dei dati per abbattere la resistenza comportamentale

Nel passaggio da execution plan “su carta” a realtà, le soluzioni alla base di ogni progetto “prenderanno la forma più idonea nei prossimi mesi, durante la loro implementazione, diventando poi buone pratiche da condividere attraverso la Ploutos Innovation Academy” spiega Cesari De Maria precisando che questa iniziativa è solo uno dei modi con cui il Politecnico di Milano contribuisce a PLOUTOS e, gestendola interamente, persegue l’obiettivo di favorire il trasferimento di conoscenze e di buone pratiche tra i vari casi pilota e la co-crezione di soluzioni innovative ed efficaci. E’ necessario anche assicurarsi che i vari progetti, pur nella loro estrema diversità, conservino sempre tre fondamentali caratteristiche: la farmer centricity, per riequilibrare le logiche di filiera, la scalabilità, per poter essere replicati e esportati, e la sostenibilità dal punto di vista sociale, economico e ambientale. “Soprattutto nella fase appena iniziata, l’Academy sarà il meccanismo essenziale per sostenere l’implementazione di approcci innovativi in modo che il settore agroalimentare diventi più sostenibile” aggiunge Cesari De Maria spiegando come il Politecnico svolga in questo progetto Horizon2020 il ruolo di responsabile dello sviluppo del modello di innovazione sostenibile a 360 gradi con il compito di coordinare e di mantenere una visione più generale e ampia dei casi pilota mentre altri partner si occupano di supportare una delle direttrici del progetto.

Il terzo e particolarmente sfidante compito del Politecnico di Milano all’interno di PLOUTOS è quello di dimostrare e quantificare in termini economici il valore generato dai dati e dalla loro condivisione in modo da provare coi fatti che l’approccio data driven è vincente. L’obiettivo in questo caso, spiega Cesari De Maria, è quello di “abbattere la resistenza comportamentale” e il percorso per farlo è lungo e complesso.

“Il primo passo è stata l’identificazione dei fattori che abilitano la creazione di valore dal dato come la vision strategy, il tipo di tecnologia adottata, la cultura delle persone che la gestiscono e che devono stendere una data strategy, poi si passa alla valutazione dei benefici generati a livello qualitativo considerando sia quelli di monetizzazione diretta sia quelli indiretti e anche a medio-lungo termine, legati ad aspetti più strategici – spiega – lo step ancora successivo sarà quantificare i vantaggi associando un valore monetario ai benefici che la condivisione dei dati ha portato al singolo e all’intero ecosistema”.

Tutta le competenze e le tecnologie che il Politecnico e i partner del progetto possono mettere in campo non bastano per assicurare la riuscita di questo modello che richiede un forte commitment da parte dei soggetti coinvolti nell’adozione dei nuovi modelli di business data driven e collaborativi. E’ al conferma di quanto sia essenziale agire sempre su più fronti affiancando all’innovazione tecnologica un’importante azione di sensibilizzazione basata sulla formazione e su un approccio inclusivo che tiene conto delle diversità sapendo che sono anche una ricchezza, soprattutto in un settore come l’agrifood.

 

Immagine fornita da Shutterstock

FacebookTwitterLinkedInWhatsApp

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*