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Cinque sfide per la trasformazione dell’Agrifood

Miti Della Mura

Nell’era di una digital transformation pervasiva, che sta attraversando tutti i settori e tutti modelli industriali, il mondo dell’Agrifood sta guardando con interesse alle opportunità che il nuovo approccio alle tecnologie porta con sé.

Un approccio sistemico, dal quale possono derivare nuove modalità di ingaggio con gli attori della supply chain, nuove possibilità di digitalizzazione di prodotti e processi, nuove opportunità di migliorare l’experience di clienti e consumatori, il tutto sfruttando la scalabilità e le economie del cloud.

Un approccio strategico, determinante in un settore nel quale la competitività si gioca su scala globale e nel quale compliance, qualità e standard di sicurezza sono imperativi complessi e costosi cui ottemperare.

La digital transformation, più che mai nel settore agroalimentare, non significa semplicemente acquisire e adottare nuove e più sofisticate tecnologie, bensì metterle al servizio di una strategia di revisione di processi e operation.

I bisogni aumentano e crescono le sfide per i player dell’Agrifood

Del resto, si legge in apertura dell’ultima edizione dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano, pubblicato a gennaio di quest’anno, “Il mondo avrà sempre più fame – nell’arco di 30 anni il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale crescerà del 60% – e l’innovazione digitale potrà contribuire in modo sostanziale a sfamarlo, con la sua pervasività a tutti i livelli. […] Secondo le analisi FAO-OCSE, per far fronte a tale richiesta entro il 2050 le produzioni agricole mondiali dovrebbero aumentare almeno del 70% rispetto a quelle attuali (la produzione di cereali, ad esempio, dovrebbe incrementare del 50% e quella di carne del 60%)”.

Appare chiaro che non è possibile pensare di rispondere a questo bisogno incrementando la superficie delle terre coltivate o aumentando gli allevamenti, e per ragioni economiche e per ragioni di sostenibilità ambientale.

È l’ora dell’innovazione 4.0

È proprio qui che entra in gioco l’innovazione. Una innovazione che si gioca sui processi, sui prodotti, sui bisogni e sui significati e che trae vantaggio dall’implementazione di diverse tecnologie e soprattutto da una sempre più attenta valorizzazione del dato, in una logica dichiaratamente 4.0, così come schematizzato nella figura in calce.

Tutto questo è vero a livello globale e lo è ancora di più in un Paese come l’Italia nel quale l’Agrifood rappresenta uno dei settori chiave per la nostra economia e contribuisce per oltre l’11% del PIL e per il 9% sull’export del Paese, con ampi margini di crescita, così come emerge dal rapporto ICE 2017 del Centro Studi Federalimentare su Dati Istat.

Le sfide per la competitività

Se questo è lo scenario generale, in realtà ci sono almeno cinque sfide che il mercato dell’Agrifood e le aziende che vi operano si trovano oggi ad affrontare.
Uno studio pubblicato lo scorso anno da Aberdeen Group definisce le aziende del comparto realtà “asset intensive”, alla mercé dei mercati globali delle materie prime e obbligato a fare con i conti con bassi margini e con una elevata variabilità della domanda.
Per poter restare competitive, le aziende devono trovare nuovi modi per raggiungere l’eccellenza operativa, lavorando sull’efficienza, sulle performance e sulla resilienza lungo tutta la supply chain e affrontando con consapevolezza almeno sei sfide.

La prima è quella della food safety

Alla sicurezza alimentare si agganciano diverse tematiche, a partire da tutti gli aspetti normativi per arrivare agli impatti sulla reputazione aziendale.
Sono questioni da non trascurare, soprattutto se si tiene conto che nei soli Stati Uniti, ogni anno un americano su 6 si ammala e addirittura 3.000 persone muoiono a causa di intossicazioni di tipo alimentare (dati Centers for Deasease Control and Prevention).
Basta un solo punto debole nella complessa supply chain del food perché si creino danni enormi, con conseguenze imponderabili a livello di brand e di reputazione.
Questo significa che l’intera filiera va tenuta sotto attento controllo: dal design all’approvvigionamento, dai processi di produzione ai controlli qualità, dal packaging ai traporti.
Indispensabile, dunque, un rafforzamento di tutte le practice di compliance.

La seconda sfida riguarda la supply chain, la terza la tracciabilità

Per analizzare le vulnerabilità e i rischi lungo tutta la supply chain, le aziende del comparto Agrifood devono pienamente comprendere quali sono le parti coinvolte nella produzione, nella conservazione, nella distribuzione di ingredienti e prodotti, tecnicamente dalla fattoria alla forchetta.
Questo significa integrare i principi EHS (Ambiente, Salute e Sicurezza) in tutti i processi di gestione della supply chain. Un lavoro complesso ma non impossibile.
Un lavoro, soprattutto, che, se ben condotto, rappresenta di per sé una prima risposta alla terza sfida per le imprese dell’agrofood: la redditività.

Un attento controllo della supply chain consente infatti di ridurre gli sprechi legati alla cattiva conservazione di alimenti e materie prime e di evitare di dover sostenere ulteriori costi legati ai richiami di partite danneggiate.
Se al controllo si associano funzioni di tracciabilità – e le tecnologie lo consentono – i benefici aumentano, ad esempio migliorando la gestione degli stock e delle rotazioni.

La quarta sfida è quella ambientale

I crescenti fabbisogni alimentari hanno come contropartita un impatto ambientale sempre più evidente. Si parte dal consumo di acque irrigue per arrivare al fenomeno dell’overfishing (quantità di pescato superiori al consumo) passando per l’uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura e di antibiotici negli allevamenti.
Anche in questo caso, l’innovazione tecnologica (ad esempio l’utilizzo di sensori nei campi per la regolazione delle irrigazioni) può supportare la nuova necessaria attenzione alla sostenibilità, sia ambientale sia, conseguentemente, del business.

L’ultima sfida guarda, infine, i dati

Per le aziende del comparto Agrifood è indispensabile non solo consolidare i dati generati da tutti i punti di contatto lungo la supply chain, ma, letteralmente, mettere i dati al lavoro, perché generino insight e informazioni utili.

La visione di Cegeka

È questo lo scenario nel quale si muove Cegeka.
La società è un ICT service provider con sedi in Belgio e filiali in 10 Paesi europei, Italia inclusa, e da oltre 15 anni segue direttamente il mercato del food, come spiega Dominique De Vos, Solution Manager Cegeka Group.
“Siamo pienamente consapevoli dei cambiamenti in atto in questo settore e li stiamo seguendo con un approccio attento che pone il cliente al centro e che porta alle aziende del comparto gli strumenti giusti per affrontare tutte le sfide, che abbiamo riassunto in questo schema”.


La società, in questi anni, non si è fermata all’ERP, che pure rappresenta uno dei suoi asset principali.
Seguire il mercato del food, per Cegeka significa offrire strumenti integrati, che consentano di rispondere a tutte le necessità delle aziende del comparto e che, ancor di più, le aiutino a trarre vero valore dai loro dati.

Di questo parleremo diffusamente in un prossimo articolo.

 

 

Giornalista, da trent’anni segue le tematiche dell’innovazione tecnologica applicata ai modelli e ai processi di business.Negli ultimi anni si è avvicinata al mondo dell’Internet of Things e delle sue declinazioni in un mondo sempre più coniugato in logica smart: smart manufacturing, smart city, smart home, smart health.

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