Spreco alimentare: l’innovazione digitale per gestire le eccedenze di cibo, per la sostenibilità e l’ESG

Siamo davanti ad un passaggio culturale ed economico: la lotta allo spreco su tutta la filiera del food unitamente ai temi della sustainability non sono più solo una questione di sensibilità e di attenzione all’ambiente, ma sono diventate una priorità e alimentano nuove opportunità di business. Dalle imprese del mondo digital e dalle startup arriva un aiuto concreto allo sviluppo e alla crescita di nuove forme di innovazione a tutto campo: stimoli alla diffusione di nuove sfide nutrizionali, sviluppo di filiere corte, smart packaging, modelli di circular economy [...]
La EU Platform on food losses and food waste per coordinare progetti e risorse contro lo spreco alimentare
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Spreco alimentare: perché è fondamentale affrontare e risolvere questa piaga del nostro tempo

Davanti all’obiettivo ZeroHunger fissato dalla FAO e agli SDG: Sustainable Development Goals dell’ONU (maggiori info QUI), per riuscire a garantire cibo adeguato (per qualità e sicurezza) a tutti, il passo più importante è certamente quello di vincere la lotta allo spreco. È inaccettabile, sotto ogni punto di vista, etico, sociale ed economico, che oltre un terzo del cibo prodotto a livello mondiale, venga sprecato. Ancora oggi, una quantità enorme di prodotti alimentari non raggiungono la tavola delle persone e quando la raggiungono non sono correttamente e completamente consumati. Secondo alcune stime si tratta di milioni di tonnellate di cibo che potrebbero sfamare oltre 200 milioni di persone. Una sperequazione  tra chi ha cibo in eccesso e chi non ne ha a sufficienza che deve essere risolta e che è il frutto di infrastrutture e di modelli organizzativi inadeguati a livello di filiera agroalimentare, ma anche di una cultura che non considera il cibo con il giusto rispetto e con la giusta attenzione, partendo spesso dal presupposto che non ci sono le condizioni per gestire certe forme di eccedenza alimentare o che il loro costo appare (spesso erroneamente) superiore al recupero o a una gestione sostenibile.

Spreco alimentare: cos’è esattamente e quali sono le sue declinazioni

Ma cosa si intende precisamente per “spreco alimentare”? Con questo termine dobbiamo intendere tutta quella produzione agroalimentare che inizia il ciclo di produzione ma non arriva alla tavola dei consumatori e così pure tutto il cibo che viene invece acquistato, che entra nelle case o nel canale della ristorazione, ma non viene poi consumato.

Lo spreco alimentare ha tante ramificazioni e riguarda tanti aspetti della catena agroalimentare, ne indichiamo tre tra i più importanti:

  1. Spreco di cibo a livello di consumo. C’è una parte sulla quale è particolarmente rilevante aumentare la sensibilizzazione culturale di tutti i consumatori in modo da ridurre lo spreco alimentare tra le pareti domestiche e lo spreco nell’ambito dei consumi fuori casa. Come vedremo le misure che possono portare vantaggi molto consistenti senza sacrifici sono tante, a partire da una gestione più oculata degli acquisti e delle porzioni alimentari.
  2. Spreco alimentare nelle fasi della produzione. Un’altra componente importantissima dello spreco alimentare è rappresentata da tutto il mondo della produzione e del trasporto: il percorso dal campo o dal mare al mondo della distribuzione è irto di ostacoli e purtroppo presenta ancora molte falle, il che porta a una perdita consistente di materie prime o di cibo.
  3. Spreco alimentare nella distribuzione. C’è poi tutto il mondo della distribuzione, del retail, dell’HoReCa e dell’ospitalità in generale che ha iniziato già da tempo a lavorare sul tema della lotta allo spreco con tante iniziative sia per ridurre la quantità di cibo che viene persa nelle varie fasi di gestione e vendita, sia per intervenire in modo attivo a livello di gestione delle eccedenze.

Le dimensioni dello spreco alimentare

Per poter agire consapevolmente, occorre una chiara visione delle dimensioni del problema da affrontare. Partendo da questo presupposto, la FAO ha realizzato e pubblicato un open database per mappare e misurare il fenomeno food loss e food waste (servizio accessibile QUI). Il punto chiave del problema è legato alla sperequazione tra il cibo che viene prodotto ogni anno e il cibo che effettivamente serve. Ogni giorno le risorse del pianeta vengono messe alla prova per produrre una quantità di cibo ampiamente superiore al fabbisogno degli attuali 6 miliardi di abitanti. Eppure, sebbene si parta con una produzione ampiamente superiore a quella necessaria non ci sono le condizioni per sfamare tutti. Le cause? Fondamentalmente tre: la sperequazione, la cattiva gestione delle risorse in generale e lo spreco.

Solo negli Stati Uniti, food loss e food waste arrivano ai 50 milioni di tonnellate di prodotti l’anno. Come già osservato a livello mondiale un terzo del cibo, con volumi che arrivano a superare ampiamente il miliardo di tonnellate, viene purtroppo sprecato.

Il WWF stima che questo spreco potrebbe risolvere il problema della denutrizione di 800 milioni di persone. Secondo i dati ONU ogni anno vengono sprecate oltre 1,5 miliardi di tonnellate di cibo, per un valore economico che arriva a 1200 miliardi di dollari, un terzo della produzione agroalimentare globale.

Spreco alimentare: i dati e il ruolo del Food Sustainability Index

Un altro dato particolarmente significativo è rappresentato dalla classifica del Food Sustainability Index realizzato dalla Fondazione BCFN Barilla Center for Food Nutrition (QUI), vale a dire l’indice che mette in relazione la sostenibilità del sistema alimentare di 67 paesi con i dati relativi al reddito. Tra i segnali di allarme che vengono lanciati da questo studio c’è anche il fatto che a fronte di una situazione che vede le attività agricole responsabili di qualcosa come il 30% delle emissioni globali di gas serra è assolutamente fondamentale che le strategie legate alla lotta ai cambiamenti climatici comprendano anche profondi interventi a livello di gestione del sistema alimentare e di riduzione dello spreco in quanto doppiamente responsabile di queste emissioni, sia per quelle relative alla produzione dei beni alimentari sia per quelle relative alla loro gestione o distruzione. In particolare, il Food Sustainability Index valuta le prospettive di sostenibilità sulla base di tre criteri di riferimento tra loro strettamente collegati:

  • gli aspetti legati alle abitudini e ai comportamenti nutrizionali (che contribuiscono a “generare” una domanda di beni alimentari),
  • il livello e le metodiche legate alle pratiche agricole e all’agricoltura sostenibile specialmente
  • le azioni e le attività volte a ridurre food loss e food waste

Va aggiunto che uno dei principi di fondo del Food Sustainability Index è legato alla possibilità di contribuire, prima di tutto fornendo dati, conoscenza, consapevolezza e strumenti progettuali al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’ONU e per contribuire a ridurre le emissioni di carbonio e i rischi legati al climate change.

La classifica del Food Sustainability Index

Osserviamo la sezione del Food Sustainability Index che concentra l’attenzione su 35 paesi ad elevato reddito pro-capite (vedi tabella seguente). L’analisi attiene a un panel di nazioni che rappresentano il 90% del PIL a livello globale e i quattro quinti dell’intera popolazione del pianeta. Ne esce una classifica che prende in considerazione le performance su tre grandi parametri di riferimento per questo indice: le perdite e gli sprechi alimentari, la azioni a livello di agricoltura sostenibile e le cosiddette sfide nutrizionali. Si nota il primato della Francia, il paese che ha lavorato meglio a livello di attività contro lo spreco alimentare, sia presso i consumatori finali sia lungo le catene produttive ed è anche la nazione con la miglior performance a livello generale. Come si legge nel report, si tratta di un risultato che raccoglie i benefici di una normativa a suo tempo innovativa che regola il comportamento della grande distribuzione nei confronti dei prodotti alimentari invenduti e che impone a queste realtà di attivarsi per una redistribuzione di prodotti in scadenza o invenduti ad enti di beneficenza o ad organizzazioni che si occupano di metterli a disposizione dei più bisognosi. Non ultimo si sentono anche gli effetti di una spinta all’innovazione verso la realizzazione di infrastrutture in grado di minimizzare i rischi di spreco lungo le varie fasi produttive e distributive.

Classifica Food Sustainability Index. Per la lettura integrale del rapporto vai QUI

Spreco alimentare: quali sono i punti critici della catena alimentare

Lo spreco alimentare si presenta in diversi punti della catena agroalimentare e le politiche che puntano a limitarlo hanno anche il compito di alzare il livello di attenzione generale per creare una cultura del cibo che non si limiti alla sua valorizzazione, in particolare per le eccellenze dell’Agrifood Made in Italy, ma che sia anche una cultura di rispetto nei confronti di un bene che è prima di tutto un valore sociale oltre naturalmente a rappresentare un importantissimo valore economico. Dunque i punti critici dello spreco hanno caratteristiche ben precise e riguardano:

  • la fase della produzione agricola, dell’allevamento e della pesca
  • la fase della trasformazione industriale e della distribuzione
  • tutte le fasi legate al comportamento dei consumatori finali e dei diversi canali di consumo

La fase della produzione: lo spreco alimentare nel campo

Nella fase della produzione, le criticità sono rappresentate dalle metodiche adottate, dagli strumenti e dalle attrezzature per gestire la produzione e dalle competenze nella gestione accurata e precisa delle risorse. Il momento del raccolto delle materie prime rappresenta già un primo ambito nel quale si può iniziare a ridurre il rischio di spreco. A questo livello, attrezzature in grado di effettuare una raccolta più accurata e di effettuare una prima selezione qualitativa del prodotto, aiutano sia a ridurre gli sprechi sia a gestire una eventualmente diversa destinazione di quella parte del raccolto che non corrisponde ai requisiti qualitativi o “estetici” definiti. Già qui si inserisce il tema della cultura alimentare e delle cosiddette sfide nutrizionali: al netto di prodotti scartati per ragioni obiettive legate alla qualità intrinseca del prodotto stesso (obiettivamente non adatti) è necessario sviluppare una cultura che permetta di considerare a tutti gli effetti quei prodotti del raccolto, che pur non presentando una forma o una aspetto corrispondente agli standard qualitativi convenzionali, presentano tuttavia caratteristiche nutrizionali e qualitative adeguate a una loro commercializzazione. Un altro tema che affligge questa fase del ciclo di vita del prodotto alimentare è rappresentata dalle strutture per lo stoccaggio temporaneo delle materie prime: spesso la loro inadeguatezza associata a problematiche legate al clima (alte temperature o maltempo) provoca un aumento importante del materiale di scarto.

Per concludere, a livello di produzione la lotta allo spreco presenta la doppia sfida di far crescere una cultura del cibo più attenta alla sostanza e meno alla forma, un mercato capace di valorizzare questo approccio e dunque una domanda sulla produzione in grado di accogliere anche prodotti che rischiano di essere valorizzati in modo insufficiente e per questo di non entrare nel ciclo produttivo. Allo stesso tempo occorre far crescere strutture, apparati e competenze affinché il prodotto della terra (o del mare o degli allevamenti) non venga sprecato a causa di inefficienze o, appunto, per una cultura del cibo non adeguata.

Gestire gli effetti dei cambiamenti climatici “sul campo”per ridurre lo spreco

Non si può infine non evidenziare che la fase della produzione ha urgente bisogno di infrastrutture adeguate per gestire gli effetti dei cambiamenti climatici e le minacce legate ad eventi meteorologici di forte intensità. Una componente importante dello spreco in ambito alimentare arriva sempre più frequentemente dai danni provocati da tempeste, temporali, eventi che si abbattono sulle coltivazioni, ovvero prima che inizi il ciclo produttivo con il raccolto. Anche questa è una fase importantissima nella quale è possibile “salvare” dallo spreco o portare in produzione una quantità importante di materie prime alimentari con strutture adeguate a prevenire e gestire queste minacce e in particolare con una gestione sempre più attenta del Risk Management a livello di produzione e con l’utilizzo di servizi di previsione meteorologica sempre più accurati e precisi (si legga il servizio su The Weather Company). In questo ambito, un ruolo importantissimo sarà svolto sempre più dalle applicazioni della Space Economy destinate al mondo agricolo. Le immagini satellitari offrono nuove possibilità di conoscenza e di precisione alle logiche della Smart Agrifood peraltro sempre più orientata all’innovazione digitale, e permettono di avere una mappatura completa dello stato del terreno (stress idrico, carenza di azoto, presenza di organismi nocivi) per un monitoraggio sistematico del raccolto. Grazie agli strumenti della Space Economy si possono “pilotare” con più precisione, anche i sistemi di gestione dell’irrigazione intelligenti. Il Politecnico di Milano ha tra l’altro da poco tempo avviato un nuovissimo Osservatorio dedicato alla Space Economy.

La fase della trasformazione e della distribuzione: dove si annida lo spreco

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La fase della trasformazione e della distribuzione è quella che ha visto i maggiori sforzi in termini di progetti di aziende e organizzazioni e di interventi legislativi. I passaggi legati al trasporto, alla conservazione delle materie prime in attesa della loro lavorazione, alla lavorazione stessa dei prodotti alimentari sono momenti nei quali purtroppo è ancora alta la componente di spreco, spessissimo per ragioni legate a inefficienze, a strutture non adeguate e più in generale per l’attuazione di processi produttivi che faticano ad allinearsi con la domanda. Da qui i casi di produzione in eccesso che appunto viene poi sprecata o di produzione insufficiente per soddisfare i consumatori e la necessità di portare la macchina produttiva a livelli superiori alle sue possibilità per cercare di riempire gli scaffali con il rischio di aumentare i prodotti da scartare.

Anche in questa fase, per esigenze commerciali, si perdono prodotti in quanto non ritenuti adatti per le attitudini di spesa dei consumatori, in larga misura per ragioni legate all’estetica del prodotto, alla sua forma o al fatto di non corrispondere a determinati criteri dimensionali. Nella sostanza si tratta di uno spreco che colpisce prodotti a tutti gli effetti validi e perfettamente commestibili.

L’altro grande aspetto di questa fase riguarda lo spreco che insiste sulla componente di distribuzione, i prodotti invenduti, i prodotti che subiscono danni alle confezioni nella varie fasi di trasporto e di esposizione nei punti vendita o i prodotti che sono in prossimità della loro data di scadenza. Il mondo della distribuzione sta lavorando attivamente per ridurre queste fase dello spreco sulle quali effettivamente ci sono maggiori possibilità di incidere con modelli organizzativi più efficaci e appropriati. Gli esempi sono tanti e attengono in particolare allo sviluppo di processi di produzione e vendita più integrati in cui il “progetto” del ciclo di vita di un prodotto alimentare prende nativamente in considerazione la possibilità che il prodotto non debba in alcun modo essere sprecato e dunque laddove non fosse venduto entro una certa data (ma prima della scadenza effettiva prevista per i consumatori “commerciali”), possa essere “automaticamente” recuperato e immesso in un circuito di consumo alternativo, come appunto quello rappresentato dalle organizzazioni che si occupano di beneficenza. Il tema è quello di rendere sempre più efficienti e diffuse quelle buone pratiche che in molti casi sono state avviate da attori della GDO o da imprese agroalimentari.

Un altro aspetto, che si lega al tema che affronteremo subito dopo dello spreco presso i consumatori, riguarda la progettazione delle porzioni di cibo. Uno studio più accurato sulle abitudini di consumo, l’aumento di conoscenza sui fattori che provocano lo spreco tra pareti domestiche o nei canali dell’HoReCa permette all’industria di mettere a disposizione dei consumatori prodotti più appropriati che riducono lo spreco legato al mancato consumo per ragioni legate alla quantità di prodotto acquistato (una delle ragioni sulle quali è assolutamente necessario agire anche per motivazioni etiche).

Il mondo dei consumatori finali: come e dove si spreca

La fase del consumo è quella dove si registrano i livelli di spreco più importanti e la si può suddividere, come già indicato, in due grandi ambiti: lo spreco che “dipende” direttamente dai consumatori finali e che avviene sostanzialmente tra le pareti domestiche e lo spreco che si origina attraverso i canali della ristorazione, dell’HoReCa, dell’ospitalità in generale e dove oltre ai consumatori finali, ci sono imprese e organizzazioni che possono contribuire a ridurre i fattori di spreco.

Tutte le maggiori organizzazioni che si occupano di contrastare il food waste parlano esplicitamente della necessità di sviluppare una cultura e una educazione del cibo più attenta anche a tutte le fasi e agli aspetti legati al consumo come ad esempio acquistare solo ciò che effettivamente serve, acquistarlo nella quantità che si ritiene di poter consumare, gestire con attenzione le eccedenze cambiando eventualmente le proprie preferenze e abitudini, utilizzare eventualmente in modo diverso alcuni prodotti laddove non fosse possibile consumarli come inizialmente previsto per evitare che possano essere sprecati.

Nel caso del consumo fuori casa lo spreco deve essere frutto di una “collaborazione” tra il consumatore finale e le imprese che forniscono il servizio. Se un tempo la quantità delle porzioni poteva essere vissuta come un segno di attenzione, unitamente a tanti altri aspetti, adesso l’attenzione vera è nel corrispondere nel modo più preciso possibile al bisogno ed evitare sprechi. Da una parte c’è il tema del rischio di spreco “alla tavola” e qui c’è ovviamente il tema delle porzioni e del prodotto in eccesso che può essere “impacchettato” per essere successivamente consumato a casa. L’altro aspetto riguarda il consumo “prima del tavolo” ovvero il cibo che non raggiunge il consumatore per mancanza di programmazione, per una gestione non accurata. In questo senso possono essere di grande aiuto e supporto le soluzioni che permettono di prevedere, programmare e gestire le presenze e il consumo in modo da mitigare questi rischi di spreco. Anche qui la diffusione di modelli organizzativi in grado di attivare canali alternativi riducendo gli oneri per le imprese della ristorazione, permetterebbe di non perdere il cibo che non può più essere consumato.

L’impatto dello spreco alimentare sull’ambiente

Il food loss e il food waste rappresentano non solo un problema di sperequazione alimentare tra chi dispone di cibo in eccesso e chi non ha accesso a una quantità di cibo sufficiente per il proprio fabbisogno, pur essendo il “pianeta” in grado oggi di produrre più di quanto viene consumato. Accanto al tema che attiene alla quantità di cibo prodotto e consumato, occorre poi considerare che la gestione del cibo sprecato ha un doppio impatto negativo sull’ambiente:

  • da una parte un impatto legato al consumo di risorse necessarie per produrlo (terra, energia, acqua, tantissimo lavoro umano e mezzi tecnici);
  • dall’altra, un impatto dovuto al consumo delle risorse necessarie a distruggerlo o gestirlo.

Il “Carbon footprint” dei rifiuti generati dallo spreco alimentare arriva a generare qualcosa come 3,3 giga tonnellate di gas serra e rappresenta un volume enorme, pari a un terzo delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili. Ad aggravare il problema ci sta il fatto che il gas metano generato dai rifiuti alimentari è particolarmente dannoso per l’ambiente, molto più pericoloso della stessa anidride carbonica che è diventata una sorta di riferimento.

Rimedi, soluzioni e progetti contro lo spreco alimentare

L’emergenza creata dalla pandemia Covid-19 ha prodotto, tra i vari effetti, anche una situazione di criticità e di grande stress a livello di industria e distribuzione agroalimentare. Come ben sappiamo, ci sono state difficoltà nella fornitura di alcuni beni, ci sono stati picchi nella domanda di diversi beni e si sono registrati cambiamenti importanti a livello di canali di consumo e di distribuzione. C’è stata, come noto, una crisi importante nel canale HoReCa e in molti casi i consumatori che hanno drasticamente ridotto i consumi fuori casa hanno premiato quelli tra le pareti domestiche, con benefici per il mondo retail e per il libero esercizio e con una penalizzazione per la ristorazione in generale. Questa situazione ha contribuito ad aumentare il livello di attenzione nei confronti dei temi dello spreco alimentare e ha contribuito a far crescere il numero di iniziative e di progetti di innovazione volti a ridurre lo spreco in tante e diverse modalità e in tutte le fasi in cui questo si manifesta.

Si tratta di tematiche di innovazione o di evoluzione della filiera agroalimentare unitamente a vere e proprie soluzioni in cui il ruolo del digitale e in particolare della conoscenza che arriva dai dati appare particolarmente importante e significativa. Come mette in evidenza il report dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano sui temi della lotta al food loss e al food waste si vede l’effetto di nuove forme di collaborazione tra le imprese, del ruolo sempre più intenso e attivo del Terzo Settore, della Pubblica Amministrazione e degli enti pubblici più vicini a queste esigenze e tematiche. Nel corso dell’evento di presentazione dei dati dell’Osservatorio, Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio aveva rilevato che le imprese agroalimentari hanno sempre di più l’obiettivo di far crescere la capacità di rispondere a una domanda di sostenibilità ambientale e nello stesso tempo di resilienza e hanno la necessità di innovare i modelli di business grazie anche al ruolo e alla spinta che arriva dalle start up concentrate sui temi della sostenibilità. Secondo Perego, è anche grazie alle start up che la filiera agroalimentare può trovare nuove risorse per trasformare le difficoltà e criticità in opportunità di sviluppo sostenibile.

Filiere corte, integrazione verticale, condivisione della conoscenza

Tra i temi sui quali l’Osservatorio concentra la propria attenzione, troviamo la valorizzazione del ruolo delle filiere corte, sia a livello di attenzione ai temi della vicinanza geografica, sia nel senso di modalità di integrazione verticale, di disintermediazione e di condivisione di informazioni e conoscenza tra gli attori della filiera. Un altro aspetto sul quale si è concentrata l’attenzione dell’Osservatorio riguarda il ruolo del packaging, sia come veicolo per trasferire informazioni e dati a tutti gli attori che agiscono sulla filiera del food, sia come fonte di innovazione per aumentare la sicurezza del cibo, per la sua gestione e per contribuire ad un consumo più consapevole. Non ultimo rendere il packaging sempre più intelligente è anche un mezzo per facilitare e garantire la tracciabilità dei prodotti, per aiutare e favorire il recupero e per contribuire alla creazione di ecosistemi di circular economy. Infine, dall’Osservatorio arriva l’indicazione che il mondo legato alla gestione delle risorse alimentari e alla lotta allo spreco è un grande e fertile terreno di innovazione. Sono sempre più numerose e attive le start up che si misurano con queste sfide e che cercano di portare nuove soluzioni in grado di unire lo slancio etico e sociale, lo sviluppo nel raggiungere nuove prospettive di business, con il raggiungimento di nuove forme di efficienza e con l’ideazione e la proposizione di nuovi modelli di business.

Il ruolo delle start up nella lotta allo spreco alimentare

Dal report dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano, emerge come tra il 2015 e il 2019 sono state 1.158 le start up a livello internazionale con idee e progetti innovativi per la filiera agroalimentare indirizzati a portare innovazione a livello di sostenibilità ambientale, di interventi a livello sociale ed economico. I terreni di sviluppo delle start up sono rappresentati dal miglioramento nell’accesso alle risorse produttive, dallo sviluppo di nuove possibilità di vendita e di business per i piccoli produttori. Un ruolo importante lo svolgono poi i progetti destinati ad affrontare i cambiamenti climatici e quelli per aumentare la resilienza di prodotti e imprese. Ci sono poi le start up che si concentrano sulla gestione delle risorse naturali necessarie per la produzione: un ruolo speciale è svolto dai temi della riduzione dello spreco delle risorse idriche e quelle che lavorano espressamente nella lotta allo spreco alimentare e al food loss. Il panorama delle nuove imprese si completa con le realtà che dedicano il proprio impegno a ridurre l’impatto ambientale delle risorse necessarie per la produzione, della gestione dei rifiuti e delle sostanze nocive, alla ricerca di nuove soluzioni per garantire l’accesso al cibo, a nuove forme di conservazione, alla creazione e stimolo allo sviluppo di stili di vita più orientati alla sostenibilità alla realizzazione di infrastrutture verdi e a forme di recupero e di riciclo delle acque.

Bigdata e Analytics al servizio della lotta allo spreco alimentare

Sempre l’Osservatorio Food Sustainability, ci dice che quattro start up attive sui temi della sostenibilità su dieci lavorano sui dati per misurare e monitorare le attività agricole e per mettere a disposizione conoscenza e soluzioni per ridurre gli sprechi. Una su cinque si occupa di Food Processing e punta a favorire lo sviluppo di diete basate su ingredienti naturali e cibi proteici alternativi, un’altra fetta importantissima di start up lavora per realizzare tecnologie destinate all’agricoltura di precisione e a soluzioni per la coltivazione idroponica. +

In occasione dell’evento di presentazione dei dati Paola Garrone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability, aveva sottolineato che il ruolo delle start up è in larga misura orientato a sostenere una transizione verso sistemi di produzione più sostenibili e a sensibilizzare e stimolare modelli di consumo sempre più responsabili. I temi della transizione verso modelli ispirati alla sostenibilità avvicinano questi progetti alle tematiche dell’ESG Environmental Social Governance nei quali l’innovazione digitale svolge un ruolo sempre più importante.

Cosa può fare l’economia circolare per ridurre lo spreco alimentare

Una ulteriore risposta alla domanda di soluzioni per ridurre lo spreco alimentare arriva anche dallo sviluppo di modelli di economia circolare ovvero da attività e iniziative che sono propedeutiche o che facilitano l’introduzione di modelli “circolari”. L’Osservatorio Food Sustainability ha analizzato 1.534 punti vendita, 28 centri di distribuzione, 3.705 mense e 80 punti cottura centralizzati. Su questo universo, sono state indagate le pratiche più diffuse per ridurre gli sprechi e gestire le eccedenze alimentari e poi, i fattori abilitanti e gli ostacoli che frenano l’adozione di queste pratiche negli ambiti della distribuzione e della ristorazione collettiva. Nel mondo della distribuzione è presente (nel 56% dei casi) una attitudine e una metodica nel controllare e misurare le eccedenze con forme di responsabilità che coinvolgono in particolare la Corporate Social Responsibility e le vendite; mentre a livello di singoli punti vendita il coinvolgimento vede l’impegno diretto del direttore del punto vendita. Tra le attività più rilevanti messe in evidenza, la sensibilizzazione e formazione “contro” lo spreco alimentare e l’utilizzo di soluzioni di packaging in grado di migliorare la gestione e la conservazione dei prodotti. Una volta ridotti gli sprechi, misurate e controllate le eccedenze queste vengono prevalentemente donate a banchi alimentari o ad associazioni non-profit. Ci sono poi realtà che indirizzano prodotti, un tempo destinati al macero, verso forme di vendita incentivate, ad esempio per prodotti con difetti nel packaging o che si avvicinano alla data di scadenza.

Come già accennato il mondo della distribuzione è molto attento alla gestione degli sprechi e in particolare per tutto ciò che attiene alle eccedenze. L’analisi dell’Osservatorio Food Sustainability sottolinea che questo settore sta lavorando su attività di prevenzione, di misurazione e di sistematizzazione delle eccedenze. La priorità è nel recupero e nella ridistribuzione da destinare alle persone più bisognose attraverso diverse modalità e canali.

Il ruolo del food packaging nella lotta allo spreco alimentare

Non si può parlare di lotta allo spreco senza affrontare il tema del packaging dei prodotti alimentari e della sostenibilità. Al ruolo primario del confezionamento legato alla necessità di rendere il prodotto adeguato ai diversi canali di vendita, alla sua gestione e alla sua sicurezza si associano anche obiettivi legati alla comunicazione e alla sostenibilità. Il packaging è uno strumento di comunicazione importante che permette di associare all’informazione sul prodotto anche informazioni su un suo consumo più consapevole con consigli e suggerimenti per evitare sprechi e per facilitare la gestione di tutte le componenti che non possono essere consumate. Alla parte informativa si deve aggiungere che l’”Intelligenza” e lo smart packaging aiutano anche tutta la parte che precede l’arrivo del prodotto sugli scaffali della distribuzione supportando una gestione sempre più efficiente del cibo, come ad esempio velocizzando la identificazione e la destinazione di derrate alimentari in scadenza verso circuiti di supporto ai bisognosi. Tag RFID e sensoristica IoT facilitano la gestione del cibo nei diversi stadi, aiutano ad evitare lo spreco e permettono di migliorare la tracciabilità. Queste soluzioni consentono inoltre di attuare nuove misure di contrasto alle frodi e di maggior controllo dei parametri qualitativi dei prodotti, come il controllo dell’esposizione alle temperature o il rilevamento di cadute. Queste soluzioni permettono infine di facilitare anche le attività di comunicazione permettendo con QR Code o con soluzioni di realtà aumentata di passare in modo più efficace messaggi e indicazioni ai consumatori finali.

Nessuna energia deve essere sprecata nella lotta allo spreco: la EU Platform on Food Losses and Food Waste (video)

Si stima che in Europa qualcosa come il 20% della produzione alimentare sia purtroppo sprecata, per un valore economico che supera i 140 miliardi di euro. L’EU e tutti i suoi stati membri sono fortemente motivati a contribuire al raggiungimento dei degli SDG 12.3 (i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite) in particolare lavorando sulla riduzione del cibo che ancora oggi viene sprecato in tutti gli ambiti in cui si originano sprechi o perdite. Per contribuire fattivamente al raggiungimento di questi obiettivi l’EU ha dato vita a una iniziativa denominata Platform on Food Losses and Food Waste che unisce e attiva la collaborazione tra istituzioni, paesi membri, esperti e attori impegnati in questa difficile missione. Nessuna energia deve essere sprecata nella lotta allo spreco e la piattaforma permette a tutti coloro che sono impegnati in questa sfida di condividere best practices, informare e attuare forme di collaborazione su nuovi progetti, mostrare i risultati ottenuti.

 

Spreco alimentare: “salvate quel pezzo di pane” (video)

Sprecare non significa solo non disporre di risorse sufficienti per tutti, ma (peggio) impegnare anche risorse preziose per gestire le conseguenze dello spreco come il consumo di risorse e di energie. Interessante rivedere questo video di Superquark della RAI per avere una idea molto chiara e concreta di dove e come si spreca e per aiutare a capire come e dove concentrare idee, progetti e risorse per porre rimedio a questo problema.

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