Osservatorio Food Sustainability: è il momento delle startup

Nel corso del 2020 i temi della sostenibilità e della lotta allo spreco hanno trovato un largo consenso presso le startup che sono cresciute del 56% per arrivare a 1.808 iniziative. Prevenzione degli sprechi, gestione delle eccedenze, promozione di comportamenti virtuosi e valorizzazione delle filiere corte anche con soluzioni di packaging innovativo e con progetti di circular economy applicata al mondo food [...]
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Nella ricerca e nel percorso su come generare nuovo valore nel segno della sostenibilità il primo obiettivo è quello di non perdere nemmeno una “briciola” del valore che già si sta producendo soprattutto quando si tratta di cibo e soprattutto quando ogni minima risorsa recuperata può contribuire a ridurre il drammatico “divide” tra chi dispone di mezzi di sussistenza anche in eccesso e chi vive al di sotto della soglia di povertà.

Su questi temi straordinariamente importanti si misurano da tempo tante startup e il 2020 sembra proprio essere l’anno in cui questa attenzione e questa sensibilità nello sfruttare le potenzialità dell’innovazione ha raggiunto una sua maturità.

Food sustainability: 1.808 startup focalizzate sulla sostenibilità

La ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano ci conferma questa attenzione e mette in evidenza che qualcosa come 1.808 startup del mondo agrifood sono nate e lavorano per raggiungere obiettivi di sostenibilità. Il 25% dell’universo delle nuove imprese agrifood, che in numeri assoluti arrivano a 7.120 realtà, si pone obiettivi che insistono su un forte cambiamento del settore agroalimentare a livello di produzione, di comportamenti, di attenzione a nuove forme di responsabilità nella gestione delle risorse e del ciclo di vita dei prodotti. Per il mondo del food i cambiamenti sono importanti e prefigurano uno scenario in cui l’innovazione permette di ridurre lo spreco alimentare lungo tutta la filiera, nel campo, nell’industria di trasformazione e a livello di consumo. In questo senso si collocano anche le soluzioni per la gestione delle eccedenze e le proposte per portare precisione tra la gestione della domanda e la produzione; la valorizzazione delle performance in chiave di sostenibilità, di riduzione degli sprechi e di gestione delle filiere corte, così come anche i vantaggi di soluzioni che permettono di trovare nuove forme di equilibrio e di sostenibilità, anche economica, tra il ruolo dei piccoli produttori e la grande distribuzione. La ricerca di un rapporto “completo” con i prodotti, in grado di garantire una visione su tutto il ciclo di vita e di introdurre e attuare forme di economia circolare a sua volta apre a nuove prospettive in cui aumenta il rapporto tra produttore e consumatore, cresce il senso di responsabilità e si possono sentire gli effetti di strumenti capaci di premiare i comportamenti virtuosi.

Ridurre qualsiasi forma di spreco in ogni punto della filiera, la Food sustainability passa da qui

Secondo Raffaella Cagliano, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability il tema della sostenibilità alimentare e della lotta allo spreco sente gli effetti diretti e indiretti della pandemia. Nello specifico i sistemi alimentari urbani sono entrati in crisi e hanno segnato una diminuzione di risorse per le fasce di popolazione più deboli. Questo fenomeno ha aumentato un clima di incertezza e insicurezza nella capacità delle filiere agroalimentari di affrontare la crescente domanda di cibo e di gestire e ottimizzare al meglio tutte le risorse riducendo gli sprechi.

In uno scenario del mondo agroalimentare orientato a creare le condizioni per gestire tutti i dati relativi al food nella logica del From Farm to Fork diventa assolutamente fondamentale disporre di soluzioni digitali che siano nella condizione di raccogliere i dati, analizzarli e condividerli in sicurezza. L’obiettivo è quello di ridurre al massimo qualsiasi forma di spreco in qualsiasi punto della filiera, ma è anche quello di ripensare le food chain in modo che possano essere compatibili con logiche di economia circolare. L’innovazione a livello di packaging e di packaging intelligente rappresenta uno dei fattori di innovazione che permettono di “far parlare” i prodotti alimentari in modo “comprensibile” a tutti gli attori

Sicurezza alimentare, lotta alla fame, agricoltura sostenibile: gli obiettivi delle startup per la food sustainability

Per Paola Garrone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability la Pandemia e l’emergenza sanitaria ha visto un’accelerazione nell’iniziativa delle startup impegnate a portare innovazione nel mondo agroalimentare. Sono aumentate le imprese che focalizzano i propri progetti su soluzioni che puntano ad affrontare specifici obiettivi di sviluppo sostenibile, nello specifico sui temi della sicurezza alimentare, della lotta alla fame, nella creazione di condizioni per un’agricoltura sostenibile, ma anche con lo sguardo rivolto al mondo dei consumatori per favorire lo sviluppo di un rapporto più consapevole e responsabile verso il cibo, per garantire modelli sostenibili di consumo, per allineare la produzione alle esigenze dei consumatori, e per favorire una crescita economica nell’agroalimentare che sia nello stesso tempo sostenibile e inclusiva.

Gli agridata o food data, ovvero i dati relativi al mondo agroalimentare la fanno da padrone, segno che l’innovazione passa dalla capacità di raccogliere dati, gestirli, trasformarli in conoscenza e metterli a beneficio dei produttori e dei consumatori. Sono infatti 744 le startup, pari al 41% del totale che focalizzano i loro progetti sulla gestione dei dati, per ottimizzare la produzione, per ridurre gli sprechi. 352 startup pari al 20% del totale sono invece attive nel Food Processing con attività di innovazione a livello di ricerca di ingredienti naturali e food innovation. L’11% delle startup, pari a 205, sono invece orientata a una innovazione specifica sul campo in particolare con sistemi per l’agricoltura di precisione.

Il ruolo del packaging nel raggiungimento di obiettivi di sostenibilità alimentare

La tecnologia può fare tanto per la sostenibilità, le startup ne sono convinte e il food packaging intelligente è una risposta molto concreta a bisogni urgenti. La gestione dei dati prodotti dal packaging intelligente permette di attuare forme innovative nella gestione dei prodotti alimentari, permette di controllare e migliorare lo stato di conservazione e offre nuove opportunità per estenderne la “shelf life”. Le confezioni intelligenti possono contribuire a fornire una visione più completa sul prodotto per garantire la sua sicurezza e la sua qualità e nella direzione della lotta allo spreco il packaging permette di prevedere le eccedenze e di evitare che i prodotti possano essere sprecati indirizzandoli con maggiore precisione e velocità verso altri canali di consumo. Ma il packaging permette anche la promozione di comportamenti virtuosi da parte del consumatore grazie a una serie di fattori che “allungano la vita del prodotto” in funzione delle abitudini di consumo ad esempio con la gestione del porzionamento o con la possibilità di sigillare nuovamente la confezione dopo un consumo parziale. Dal punto di vista dei produttori e degli attori della filiera il packaging  può permettere di migliorare la logistica di prodotto, lo stoccaggio e la manipolazione dei prodotti. I dati che arrivano dalle confezioni consentono a questi attori di tenere sotto controllo i dati relativi alla conservazione e garantire in generale la tracciabilità attraverso i vari canali sino al consumatore finale.

Il contributo delle filiere corte alla food sustainability

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Barbara Del Curto, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability osserva che il packaging di “parlante” mette in circolazione dati a beneficio dei diversi attori della filiera, e aiuta alla definizione e gestione di comportamenti sostenibili e responsabili. Per le supply chain questi dati permettono di aumentare la trasparenza, migliorano la gestione di tutti i passaggi e sono uno strumento fondamentale per prevenire gli sprechi.

Ma la “ricerca” di sostenibilità nel settore agroalimentare passa anche attraverso nuovi modelli di consumo e di produzione. In questo senso il grande tema delle filiere corte ha assunto un ruolo e un peso sempre più rilevante, anche perché nel periodo della pandemia hanno mostrato una maggior capacità di resilienza. Secondo i dati dell’Osservatorio Food Sustainability il 90% delle aziende di produzione agricola appartiene alla categoria delle “family farms”, imprese conduzione familiare. In Europa il dato arriva al 95%. Le dimensioni di queste imprese unitamente al loro scarso potere contrattuale sono una delle ragioni delle diseguaglianze nella distribuzione dei redditi lungo la filiera del food.

Federico Caniato, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability ha osservato che lo sviluppo di filiere corte basate su relazioni sempre più dirette e stabili fra gli attori della filiera unitamente alla riduzione degli intermediari e dei passaggi permette di migliorare l’intensità delle relazioni fra produttori, fornitori e consumatori.

Verso modelli di economia circolare

Ma non sono solo le filiere corte che permettono di rispondere alla domanda di sostenibilità, il mondo agroalimentare è pronto per accettare la sfida dell’economia circolare per rispondere alla necessità di riduzione degli sprechi. Un sondaggio dell’Osservatorio su 109 centri di trasformazione composti da stabilimenti produttivi e depositi di distribuzione, di imprese con un fatturato superiore a 50 milioni di euro, mostra che il mondo della trasformazione alimentare è attenta alla prevenzione con forme di programmazione flessibile della capacità produttiva (87% del campione), con soluzioni per garantire una maggior precisione nella previsione della domanda (83%) e con progetti che prevedono l’utilizzo di packaging innovativo (62%) e di tecnologie per migliorare la conservabilità dei prodotti (56%). Cosa succede poi nella gestione delle eccedenze una volta individuate e una volta che le imprese sono nella condizione di gestirle? La priorità è data alle forme di ridistribuzione per consumo umano, con la donazione a organizzazioni non-profit (70%). In casi più particolari si percorre la strada del riutilizzo per destinare le eccedenze al consumo animale. Restano ancora marginali i canali del riutilizzo per la produzione di altri alimenti o per produrre energia.

Marco Melacini, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability mette in evidenza che l’industria di trasformazione è certamente più attenta alla prevenzione degli sprechi anche se la misurazione delle eccedenze non gode dello stesso livello di attenzione  nelle diverse fasi del ciclo del prodotto. La circolarità resta una sfida più strutturata in cui occorre orchestrare il coinvolgimento del personale, il coordinamento con tutti gli altri attori della filiera, un forte ingaggio con i consumatori grazie anche a una importante azione sui media. Peraltro il percorso verso la circolarità è ancora ostacolato da barriere legate alle difficoltà operative nella gestione di questi processi, al lavoro di diffusione e conoscenza delle soluzioni disponibili e alle incertezze normative.

Anche gli investitori sono attenti alla food sustainability

La vitalità delle startup è testimoniata anche dal volume di finanziamenti e di risorse che stanno accelerando l’innovazione sulla filiera del food. Delle 7.120 startup censite dall’Osservatorio Food Sustainability il 40% ha ricevuto almeno un finanziamento per un valore complessivo di 5,6 miliardi di dollari raccolti, con una media di circa 7,7 milioni di dollari in sensibile crescita rispetto ai 5,2 del 2019. Tra gli obiettivi sui quali si concentrano le startup in termini di Sustainable Development Goals troviamo l’SDG 12: “Transizione a sistemi di produzione e consumo più responsabili” sul quale lavora il 35% delle startup; l’SDG 2: “Lotta alla fame” dove si concentra l’attenzione del 21% delle imprese e l’SDG 8: “Crescita economica sostenibile e inclusiva” dove è attivo il 17% delle startup.

Nella geografia dell’innovazione sostenibile le startup del nostro paese sono in dodicesima posizione con qualcosa come 22 startup agrifood focalizzate sulla sostenibilità. In totale le startup censite sono 76 e sono in crescita rispetto allo scorso anno: si sono infatti aggiunte 15 startup sostenibili rispetto allo scorso anno, ma soprattutto è aumentata l’attenzione degli investitori che hanno deciso di credere a queste sfide con qualcosa come 23 milioni di dollari di investimenti raccolti contro i 300mila dollari di un anno fa. Tornando alla geografia a livello internazionale i paesi più attivi sull’agrifood sostenibile sono la Norvegia, Israele e l’Uganda.

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